Oggi ho deciso di parlarvi di un libro molto interessante che ho letto qualche tempo fa, Piccolo mondo perfetto. Si tratta del secondo romanzo dello scrittore statunitense Kevin Wilson, che aveva già ottenuto un notevole successo di critica e pubblico con La famiglia Fang, dal quale nel 2015 è stato tratto dal regista Jason Bateman l’omonimo film, interpretato tra gli altri da Nicole Kidman e Christopher Walken. Nel nuovo lavoro Wilson punta nuovamente la sua attenzione, con acuminata “leggerezza”, sul ruolo potentemente condizionante che la famiglia svolge nell’evoluzione/involuzione dei suoi membri, riprendendo il filo del “meraviglioso dolore”, per citare Hornby, che fungeva da collante nel romanzo precedente. In Piccolo mondo perfetto l’autore continua infatti a riflettere sulla (in)sostituibilità dei legami famigliari e sul prezzo che alcuni genitori sono disposti a pagare, usando i figli come cavie da laboratorio in nome del progresso – per i coniugi Grind scientifico, per i Fang artistico –  e, tacitamente, della propria autoaffermazione. Con sguardo insieme partecipe e distaccato, tra indagine sociologica e osservazione psicologica, struggente tenerezza e disincantata ironia, l’autore segue le vicende dei suoi personaggi, chiedendosi se davvero esista una soluzione ottimale per vivere e far crescere i figli nel migliore dei modi possibili. La risposta che sembra suggerire è che non esistono soluzioni perfette e che a fare la differenza non è l’essere parte di un nucleo affettivo grande o ristretto, ma saper creare autentici legami mantenendo il cuore aperto verso il futuro.

IL PROGETTO FAMIGLIA INFINITA

Pubblicato da Fazi nella traduzione di Silvia Castoldi, Piccolo mondo perfetto racconta le alterne vicende di un “progetto scientifico” denominato famiglia infinita, ma contemporaneamente è una storia di formazione, quella di Preston Grind, divenuto responsabile/coordinatore del progetto stesso, e di Izzy Poole, ragazza-madre unica single inserita ne’ La famiglia infinita. Pagina dopo pagina si scopre che Izzy, dopo aver subito il trauma della precoce perdita della madre, era rimasta sola col padre alcoolizzato e taciturno e si era in seguito innamorata del proprio gentile quanto fragile insegnante d’arte, morto suicida dopo aver saputo della sua gravidanza. Dal canto suo Preston Grind durante l’infanzia era stato sottoposto  dai genitori,tra i più celebri psicologi dell’età evolutiva dell’epoca, a un sistema educativo denominato “della frizione continua”; un metodo consistente nel sottoporre i bambini a continue situazioni di pericolo/stress ai limiti della crudeltà, per poterne studiare le reazioni, monitorandone e sviluppandone le capacità di problem solving. Divenuto un famoso psicologo a propria volta, Preston cerca di utilizzare le drammatiche esperienze subite per aiutare i bambini a vivere un’infanzia al riparo da traumi, proprio perciò si lascia convincere dalla ricchissima imprenditrice Brenda Acklen a realizzare la predetta “famiglia infinita”, una sorta di comune, anche se alla definizione in tal senso data da Izzy lo psicologo ribatte: “Be’, non esattamente. Non è proprio una comune. È una famiglia scientifica”. Si tratta in sostanza di una famiglia sperimentale, allargata a diversi nuclei uniti dal trovarsi in difficoltà, sia pure per differenti ragioni, e che, nel suo porsi come valida alternativa a quella tradizionale, ricorda le famiglie aperte degli anni ’70, frutto della cultura beat/hippy; la differenza tra le due sta negli obiettivi, perché lo scopo primario della “famiglia infinita” non è la liberazione da schemi convenzionali e vincoli ma far sì che “ogni bambino senta che ogni adulto è, in sostanza, suo padre o sua madre e lo ama senza esitazioni o riserve” . Il progetto attuato da Preston prevede infatti la convivenza per 10 anni di 9 coppie coi rispettivi neonati, cui viene aggregata Izzy col figlio Capitolo, in una struttura basata sulla “genitorialità condivisa”, al cui interno i  bambini imparino a considerare tutti gli adulti mamme e papà e i bambini fratelli. La vita nella struttura scorre vivace, tra fierezza consapevole della propria “unica” capacità protettiva verso il caos del mondo e dubbi contagiosi che rischiano spesso di mandare il progetto in frantumi. Stante l’inevitabile imperfezione di un microcosmo basato su esseri umani per loro natura imperfetti, piccole invidie/gelosie, violenti scoppi d’ira, pulsioni sessuali mal controllate e risentimenti sono presenti anche dentro la famiglia infinita, ed è proprio una storia d’amore e tradimento a mostrarne i primi veri segni di cedimento. L’anticipata chiusura del progetto è però la conseguenza della morte della sua ideatrice, la cui ben poco sentimentale erede revoca i finanziamenti concessi dalla defunta al dottor Preston. Malgrado l’amarezza l’imprevista fine viene gradualmente accettata anche dai più riottosi, come lo stesso Preston e Izzy, perché ciò che è fondamentale non finisca mai è solo l’amore, suggerisce Piccolo mondo perfetto.

L’EMPATICA FRAGILITA’ DEI PERSONAGGI DI WILSON

In un’atmosfera sospesa tra leggerezza e profondità, comicità dissacrante e delicata quanto lucida analisi dei grovigli sentimentali, Wilson trasferisce nei suoi personaggi le proprie ansie e paure, di cui ha parlato in un emozionante articolo/verità apparso su Buzzfeed: “Ho sempre dovuto lottare con pensieri indesiderati, con cose orribili che mi arrivano come lampi di luce (…) ho aspettato che Griff mi chiamasse, un brutto pensiero nella sua testa, e io sarei sempre tornato da lui, sempre, per stargli accanto, per tutto il tempo in cui avesse avuto bisogno di me.”È probabilmente anche per tale ragione che le sue donne e i suoi uomini appaiono così empatici nelle loro umane fragilità, veri e capaci di toccare nel profondo il cuore dei lettori. Il personaggio centrale di Piccolo mondo perfetto,  Izzy Poole, è una ragazzina poi giovane donna che, resa determinata dal proprio doloroso passato, reagisce con coraggio alla perdita traumatica dell’uomo amato e non si fa corrompere dalle lusinghe dei suoi ricchi genitori, scegliendo in piena libertà ciò che le sembra meglio per la propria vita e per quella del figlioletto Cap. Attratta da “la famiglia infinita” ne è contemporaneamente intimorita e scettica, ma col tempo e con l’assidua frequentazione del dolce Preston ne diventa la più tenace sostenitrice, nonché il braccio destro dello stesso psicologo nei suoi sforzi di tenere coesi i membri del progetto. Dal canto suo Preston Grind è un professionista generoso e “innamorato” del progetto che coordina, in cui vede l’opportunità di trasformare in bene per gli altri il suo doloroso percorso personale e chiudere i conti coi propri traumi infantili. Schivo e sempre timoroso di perdere il controllo di sé, solo nell’ultima parte del romanzo Preston realizza che saper abbandonarsi alle emozioni in certi casi è indispensabile alla felicità propria e altrui.

IL VALORE AGGIUNTO DI PICCOLO MONDO PERFETTO

Ancora una volta a caratterizzare l’opera di Wilson è la singolare forza di un messaggio capace di coniugare tradizione e modernità. Il bisogno di percepirsi e vedersi riconosciuti/amati come portatori di una irripetibile unicità, nella sua famiglia infinita cede in larga misura il posto alla capacità di sentirsi parti di una più solidale comunità affettiva, che supera le tradizionali accezioni di famiglia, coppia e genitori/figli. Il progetto, pur non tenendo in sufficiente considerazione le spinte possessive che caratterizzano la natura umana, contiene un prezioso suggerimento: quello secondo cui il vero affetto nasce dalla consuetudine dei rapporti, dalla reciproca capacità di ascolto e comprensione e dal saper costruire insieme una rete di vicendevole supporto, ben più che dalla consanguineità, concetto certamente non nuovo ma rivisitato da Wilson con una sensibilità e un’originalità fuori dal comune. Piccolo mondo perfetto di Kevin Wilson: l’insostituibile famiglia (im)perfetta nel tenero/irriverente sguardo “altro” di Kevin Wilson.