Oggi ho deciso di parlarvi di un libro molto interessante che ho letto qualche tempo fa, Piccolo mondo perfetto. Si tratta del secondo romanzo dello scrittore statunitense Kevin Wilson, che aveva già ottenuto un notevole successo di critica e pubblico con La famiglia Fang, dal quale nel 2015 è stato tratto dal regista Jason Bateman l’omonimo film, interpretato tra gli altri da Nicole Kidman e Christopher Walken. Nel nuovo lavoro Wilson punta nuovamente la sua attenzione, con acuminata “leggerezza”, sul ruolo potentemente condizionante che la famiglia svolge nell’evoluzione/involuzione dei suoi membri, riprendendo il filo del “meraviglioso dolore”, per citare Hornby, che fungeva da collante nel romanzo precedente. In Piccolo mondo perfetto l’autore continua infatti a riflettere sulla (in)sostituibilità dei legami famigliari e sul prezzo che alcuni genitori sono disposti a pagare, usando i figli come cavie da laboratorio in nome del progresso – per i coniugi Grind scientifico, per i Fang artistico –  e, tacitamente, della propria autoaffermazione. Con sguardo insieme partecipe e distaccato, tra indagine sociologica e osservazione psicologica, struggente tenerezza e disincantata ironia, l’autore segue le vicende dei suoi personaggi, chiedendosi se davvero esista una soluzione ottimale per vivere e far crescere i figli nel migliore dei modi possibili. La risposta che sembra suggerire è che non esistono soluzioni perfette e che a fare la differenza non è l’essere parte di un nucleo affettivo grande o ristretto, ma saper creare autentici legami mantenendo il cuore aperto verso il futuro.

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