Tra i colori della Palestina e le magiche luci dei camini delle fate si snodano i Sassi di Matera, tra i quali è nato il primo Festival internazionale interamente dedicato alla letteratura femminile, il WFF, women’s fiction festival che ha avuto un ruolo centrale nella sua rinascita, contribuendo a farle meritare il titolo di capitale europea della cultura 2019, in aggiunta al preesistente
patrimonio mondiale dell’umanità . Pur avendo potuto viaggiare molto meno di quanto mi sarebbe piaciuto, nella mia vita ho avuto modo di visitare tanti bei luoghi e altrettante splendide chiese, ma Matera, coi suoi sassi e le sue chiese rupestri, ha un quid che la rende unica. L’incanto della città dei Sassi, oggi simbolo del riscatto del Sud, nasce dall’incontro di diverse magie destinate a esaltarsi l’un l’altra, quella di un semprevivo passato e di un presente spalancato sul futuro, di un antico splendore materiale e di una bellezza emanata, oltre che da una vivacità culturale assolutamente imprevedibile sino agli anni ’60 e a cui il WFF ha dato come accennato sopra un significativo impulso, da un senso di trascendenza in virtù del quale chi s’inerpica tra i Sassi o lungo gli itinerari che portano alle chiese rupestri ha la struggente sensazione di vivere in una dimensione ”altra”, quasi metafisica. Sensazione che si avverte in modo particolare nel raggiungere Santa Maria De Idris, scolpita nella parte più alta dello sperone Monterrone, immagine senza tempo non di semplice religiosità ma di una spiritualità capace di permeare di sé il mondo circostante.

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