Tempo curvo e Krems”, recentemente pubblicato da Garzanti, è l’ultimo libro di Claudio Magris, reduce dai festeggiamenti dei suoi straordinariamente briosi e “giovani” ottant’anni. Si tratta di una raccolta di racconti in cui piccoli avvenimenti della vita dei protagonisti offrono all’autore l’occasione di riflettere intorno al concetto di tempo, con l’acume, la profondità filosofica e il poetico nitore che contraddistinguono la sua scrittura. Un tempo che ciascuno ha il proprio modo di vivere e di adeguare a se stesso, compatibilmente coi limiti che la vita gli impone.

IL CUSTODE

Nel primo, magistrale racconto della raccolta, Il custode, protagonista è un imprenditore di successo che, sdoppiandosi, riesce a caricare il peso degli anni sul vecchio se stesso, alleggerendone l’attuale  e permettendogli di ritrovare uno sguardo “pirandellianamente” nuovo, libero dai bisogni del mondo, per quanto non “misticheggiante” come quello di Vitangelo Moscarda, che in Uno nessuno centomila ritrovava un’accettabile dimensione di vita solo nella totalizzante fusione con la natura. Uno sguardo in cui la “necessità di comandare”, scudo contro lo smarrimento del sentirsi solo in un mondo gelido e ostile, cede posto alla libertà di essere interamente se stesso e sfogare il proprio desiderio/bisogno di servire anziché essere servito.

IL TEMPO RITROVATO

Pur all’interno di un puzzle di temi “forti” tra cui la fragilità che si nasconde dietro l’esercizio del potere, il perno attorno al quale ruota Il custode è in sostanza il tempo ritrovato, il lusso talora concesso dall’età matura di gettare le maschere che, per ragioni auto o etero imposte, per la maggior parte della vita si è stati costretti a indossare, e poter finalmente essere/fare ciò che realmente si desidera

NELLA CITTÀ, TRA I PALAZZI CONTEGNOSI E LE NAVI CHE ENTRAVANO NEL POSTO, NON SI POTEVA PIANGERE PER RICACCIARE GIÙ QUEL GROPPO CHE SI SENTIVA IN GOLA, LO SGOMENTO DEL BAMBINO SPERDUTO NELL’OSTILITÀ DELLE COSE E DEGLI UOMINI UGUALMENTE PRONTI A FERIRE. NON RESTAVA ALTRO CHE ALZARE IMPERIOSAMENTE LA VOCE, PARLARE PIÙ FORTE E PIÙ DURO DEGLI ALTRI (…). POI UNA MATTINA QUANDO SI ERA ALZATO QUELLO SGOMENTO SOTTACIUTO NON C’ERA PIÙ., ERA VOLATO VIA COME UN UCCELLO DAL FOLTO SCURO FOGLIAME. FORSE ERA ANDATO A POSARSI SULLA SPALLA DELL’ALTRO, QUELLO CHE ANCORA FIRMAVA DECISIONI IMPORTANTI, PUR COMPRENDENDOLE SEMPRE MENO. LUI SI ERA TROVATO D’IMPROVVISO LIBERO, SOLO INCURIOSITO E NON PIÙ ASSILLATO DALLE COSE, SI TOGLIEVA DALLE TASCHE LE PIETRE RACCOLTE IN TANTI ANNI E CORREVA PER I PRATI, COME A HANNDSORF, SENZA PAURA NÉ BISOGNO DI NIENTE.

TEMPO CURVO A KREMS

Non meno splendido Tempo curvo a Krems, da cui è tratto il titolo della raccolta. Dall’insistente affermazione di una petulante signora, unitasi al piccolo gruppo di ammiratori  che festeggiano il dotto conferenziere protagonista del racconto – affermazione palesemente falsa ma ciononostante gradita all’uomo per ragioni legate al suo passato – prende avvio una trascinante, intellettualmente complessa e al contempo intrisa di lirismo struggente, dissertazione sul tempo, come dimensione ordinaria e insieme straordinaria dell’umano esistere. Un tempo i cui confini talora si perdono, confondendo tra loro il passato e un presente nel quale “la luce della vita è offuscata dall’angoscia di vivere

I

TEMPI FUTURI E PASSATI. UN SOLO PUNTO, UN SOLO TEMPO… UN INFINITO PRESENTE? RECITIAMO FORSE IN DUE SPETTACOLI, UNO LINEARE E UNO CIRCOLARE (…). È FORSE QUESTO, O QUALCOSA DI SIMILE A QUESTO, IL CONO DI LUCE ALL’INFINITO IN CUI NON C’È ORDINE TEMPORALE NÉ CAUSALE, REGIONE FUORI DAL TEMPO?”

Tempo curvo a Krems: lo straordinario puzzle di riflessioni intorno al concetto di tempo di uno dei più grandi intellettuali/scrittori italiani di sempre