Cetti Curfino, ultimo, intenso romanzo di Massimo Maugeri, pubblicato da La nave di Teseo, è incentrato sull’incontro tra due solitudini, apparentemente lontanissime l’una dall’altra, in realtà accomunate da un dolore diversamente uguale: la solitudine del trentenne Andrea Coriano, squattrinato giornalista freelance, il cui frustrante presente è sospeso tra un luttuoso passato e un incerto futuro, e della quarantenne Cetti Curfino, condannata per omicidio. Un incontro salvifico perché capace di far sì, malgrado i tanti dubbi e incertezze, che la comune sofferenza crei un ponte di empatia in grado di aiutare entrambi a riprendere in mano le redini della propria vita.

Cetti Curfino è un omaggio al potere liberatorio della scrittura, attraverso la quale i due protagonisti cercano una forma di riscatto, Cetti alle colpe, proprie e altrui, che l’hanno portata in carcere, Andrea alla propria viltà e inconcludenza. Ed è nondimeno un’opera/denuncia dello stato di subalternità e violenza che caratterizza le donne, tutt’oggi spesso socialmente “invisibili” e maltrattate sino a cancellarne, quando non la vita, la dignità. Il romanzo prende le mosse dal racconto Raptus, che ha ispirato l’omonima pièce teatrale, emozionante “tragedia dell’ignoranza, della povertà, del pregiudizio e della violenza”, portata in scena dal regista Manuel Giliberti nell’interpretazione di Carmelinda Gentile.  

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