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LA CASA DI HENRIETTE: UN INTENSO VIAGGIO IN CERCA DELLE PROPRIE RADICI, DEBUTTO NEL ROMANZO DEL SAGGISTA DOMENICO BARRILÀ

La casa di Henriette”, primo romanzo del noto saggista/analista messinese Domenico Barrilà, è un’opera sui generis, intrisa di una struggente quanto lucida pietas. Sospeso tra l’ autobiografia romanzata e il saggio, il libro muove da un episodio accaduto all’autore in giovanissima età. A 16 anni infatti, mentre è al cimitero per visitare il padre prematuramente scomparso, inciampa nella tomba abbandonata di Henriette, una bambina nata alla fine dell’800. Un incontro destinato a segnare una svolta radicale nella vita di Barrilà, perché da quel momento uno stupefacente anelito vitale gli permetterà di recuperare la propria pietas, sepolta dal dolore per la perdita del padre, e di procedere in modo inarrestabile, attraverso un percorso basato sulla memoria, in direzione di un’adultità capace di convivere armonicamente con la personalità propria e altrui

Pubblicata da Sonda, vivace casa editrice milanese che si propone “di rendere fertile il terreno dei dubbi”, La casa di Henriette è infatti, in ultima analisi, un’originale storia di ricerca delle proprie radici. E non solo quelle dell’autore ma dei vari personaggi da cui il libro è abitato, che nella vita reale si sono incontrati o forse no, lungo le rotte migratorie che li portavano altrove rispetto al luogo di nascita, nella speranza di poter migliorare la propria vita, come i nonni della piccola Henriette, partiti da Copenaghen nella prima metà dell’Ottocento per insediarsi a Messina, o lo stesso autore, trasferitosi al Nord in cerca di fortuna. La “casa” della bambina è infatti un simbolo, l’emblema di quell’ansia vitale che spinge gli esseri umani a cercare, perché solo non smettendo mai di farlo, di mutare e di evolverci – suggerisce l’autore dall’alto della sua esperienza –  possiamo davvero dare il meglio di noi

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I RUSSI SONO MATTI. CORSO SINTETICO DI LETTERATURA RUSSA 1820-1991 di PAOLO NORI: QUELL’UMORISMO TRAGICO DEI GRANDI RUSSI CHE CI FA COSI’ MALE E COSI’ BENE…

Con I russi sono matti. Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991 edito da Utet, Paolo Nori ci regala un altro saggio sui generis, improntato a quella sua così personale cifra narrativa, eternamente in bilico tra serio e faceto, che sa far riflettere e dispensare cultura senza mai diventare pesante o pedante. Infatti il marchio di fabbrica dell’autore parmigiano, che è rimasto sempre fedele a se stesso, malgrado abbia affinato nel tempo la sua scrittura, è una malinconica e insieme ironica leggerezza, parente molto prossima di quell’umorismo tragico che è il cuore pulsante della grande Anima russa.

Da coinvolgente ma insieme umile affabulatore qual è, con I russi sono matti. “Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991”, Nori sembra porsi l’intento di avvicinare anche i profani alla “vera”  letteratura russa, secondo lui racchiusa tra le due date del titolo.

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NESSUNO SI MUOVA DI OLIVIER ADAM: UNA PICCOLA, DELIZIOSA STORIA DI FORMAZIONE SOSPESA TRA SOGNO E REALTÀ

Attraverso una scrittura essenziale quanto intensa e permeata di struggente malinconia, che ricorda grandi autori per ragazzi come il premio Andersen Tormod Haugen, il parigino  Olivier Adam, tra i più apprezzati autori francesi del panorama letterario contemporaneo, con Nessuno si muova ci regala un poetico racconto di formazione sospeso tra realismo minimalista e registro onirico, parabola del difficile cammino che è necessario percorrere per liberarsi dalle paure dell’infanzia e accettare/valorizzare la propria diversità. Una parabola attraversata da una domanda che il protagonista, dopo aver scoperto di possedere un “dono” precluso agli altri esseri umani, non smette di farsi e che trasmette al lettore, costringendolo a propria volta a porsi lo stesso quesito: un dono simile a cosa può mai servire? E, nel tentativo di trovare una risposta, a cercare un senso nella propria “diversità”.

Nessuno si muova è un romanzo per ragazzi – ma in realtà adatto ai lettori di ogni età, come succede quando si ha a che fare con la letteratura con la L maiuscola – tradotto da Sara Saorin, cofondatrice, insieme alla giornalista/scrittrice Francesca Segato, della giovane e dinamica casa editrice indipendente Camelozampa, che lo ha pubblicato.

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VANIA RACCONTO DI ALICE C. DELACOURT

Che fatica, la vita. puzzle incompiuto i cui pezzi a intarsio non s’intarsiano mai. Anni senza ricordi, da quanto, ormai, ha smesso di festeggiarne l’arrivo? Gocce di neve che toccano la terra senza mai arrivare a scalfirla, e come sono venute vanno, lasciandosi dietro solo chiazze gelate che il vento si porta via.

 Non un solo giorno degno di memoria, quella che la gente chiude negli album di famiglia, per nasconderla al tempo. Lei non sopporta le foto, non le ha mai sopportate. Come voler fermare il tempo, o imprigionare la vita nel cerchio di un attimo che non tornerà più. Penoso e inutile.

Istanti….ore, forse, quasi vicini alla felicità. Ma così pochi che a contarli tutti basterebbero le dita di una mano. E il resto? Solo lavoro, fatica… paura e attesa di qualcosa che potrebbe anche  essere ma  non sarà mai. E intanto la vita passa. Breve linea inafferrabile all’ombra di un cono di luce. Senza memoria né futuro, semplicemente inconsapevole.

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LA VERITÀ A PAGINA 31: LO STRUGGENTE INNO DI PAOLO CIONI AL POTERE DEI SOGNI, DELL’AMICIZIA E DELL’AMORE

La verità a pagina 31 è un romanzo scritto da Paolo Cioni e pubblicato da Elliot editore nel settembre di quest’anno.       

Basato su un intreccio capace di risolversi, malgrado la molteplicità dei piani di svolgimento, in un meccanismo narrativo perfettamente equilibrato, e stilisticamente capace di coniugare pulsioni innovative con una compostezza formale di classica eleganzaLa verità a pagina 31 ha la tensione emotiva di un thriller psicologico che incalza il lettore, obbligandolo a leggere una pagina dietro l’altra. Con fluida limpidezza l’autore ci racconta una storia in cui non si può fare a meno di perdersi e ritrovarsi, perché sa entrare in profonda empatia con chi legge, e non semplice empatia cognitiva, che porta a comprendere le emozioni dei personaggi, ma affettiva, in quanto più si procede nella lettura più si arriva a condividerle, sentendole come se ci appartenessero. Una storia fatta di voli fantastici e brutali cadute, sogni condivisi e solitarie delusioni, ma anche amori che si credevano persi e magici ritrovamenti, nonché amicizie che, dopo anni di stand by, riemergono più forti e vitali di prima.

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VOCI, PROFUMI E COLORI DELLA MIA CITTA’ – RACCONTO E ILLUSTRAZIONI DI AURORA NATALE


IL GOLFO DELLA SPEZIA, ACQUERELLO E PENNINO TECNICO, 1994

Questa distesa di palazzi, disposti a mezzaluna intorno al mare, mi sorprende con i suoi profumi e i suoi colori in ogni angolo … E quando meno me lo aspetto certe voci della natura le posso ascoltare anche qui, tra l’asfalto e il cemento …

Chi lo ha detto che le città emanano soltanto vapori tossici e puzza di smog? E che sono tutte grigie? E che per le strade si ascolta soltanto il rombo di mille motori impazziti?

Nella mia piccola città certe mattine di primavera, quando i campanili rintoccano le prime ore, i giardinieri falciano i tappeti verdi delle aiuole: allora è piacevole uscire presto, per respirare l’odore fresco dell’erba tagliata, insieme al profumo persistente di quei piccoli fiori color panna che esplodono dalle siepi di pittosforo lungo il porticato di via Chiodo.

Ecco la  primavera inaspettata, in pieno centro. Le strade si riempiono di fragranze inebrianti: magnolie, gelsomini, rose…; dai giardini pubblici si sprigionano aspri, dolci o agrumati quei profumi che trasportano la mia mente lontana da questo luogo di appuntamenti, di fretta, di denaro, di affari, di impegni, di stress! E posso tornare con la memoria ai luoghi e ai momenti di un tempo più felice.

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TECLA TRE VOLTE DI GIANLUCA MOROZZI: UNA SURREALE STORIA D’AMORE CHE FA RIFLETTERE SUL RAPPORTO TRA DESTINO E LIBERO ARBITRIO

Tecla tre volte è l’ultima opera di Gianluca Morozzi, artista poliedrico e instancabile autore di romanzi, saggi, racconti e graphic novel. Si tratta di un coinvolgente romanzo sospeso tra realismo magico e registro umoristico, agito da un mistero che rivela la sua vera natura solo nelle ultime pagine. Oltre ad essere una storia d’amore, resa intrigante e originale dal talento morozziano, già ampiamente dimostrato nella precedente bibliografia e caratterizzato soprattutto da una profondità ammantata di scanzonata e brillante leggerezza, Tecla tre volte è anche una surreale parabola sul ruolo svolto nelle nostre vite dal caso e dal libero arbitrio     

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LENA E LA TEMPESTA DI ALESSIA GAZZOLA: IL PERCORSO DI RINASCITA DI UNA GIOVANE DONNA ALLE PRESE CON UN TERRIBILE PASSATO

Lena e la tempesta è un romanzo uscito lo scorso maggio per Garzanti e scritto da Alessia Gazzola, autrice della celebre serie iniziata con L’allieva e dedicata al medico legale Alice Allevi. Un’opera più amara e riflessiva rispetto ai romanzi che l’hanno preceduta, anche per la particolare durezza del tema che fa da perno all’intera narrazione, ma in cui non manca lo stile fresco e accattivante che è il marchio di fabbrica dell’autrice. Tra il rumore del mare, impresso dentro indelebilmente come un acufene e illuminanti illustrazioni, incontri ora dolorosi ora salvifici e gli intensi profumi dell’estate siciliana, si snoda il dolente percorso della protagonista, volto a trasformare il dolore legato a un terribile segreto in nuova consapevolezza di sé e capacità di rinascere, riaprendosi alla pienezza della vita.

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IL FIGLIO DI NOÈ DI ERIC-EMMANUEL SCHMITT: MAGICO APOLOGO SULL’INTERCULTURA ANIMA DEL MONDO.

Nella bella traduzione di Alberto Bracci Testasecca è da poco uscita per E/O una nuova edizione di  L’Enfant de Noè, scritto nel 2004  da Eric-Emmanuel Schmitt, uno dei più geniali, poliedrici e sensibili autori contemporanei. Concepito come segmento dell’articolato “Ciclo dell’Invisibile”, Il figlio di Noè è una parabola, dal sapore poeticamente fiabesco, sulla bellezza dell’intercultura e sulla capacità che l’essere umano possiede di sconfiggere anche il peggiore dei fanatismi, purché trovi la forza di tenere viva la memoria e preservare tutto ciò che del patrimonio umano è a rischio di estinzione. È proprio tale forza a costituire il perno attorno al quale ruota l’esistenza di Padre Pons, il protagonista del romanzo, che nel Belgio occupato dai nazisti si dedica a salvare con ogni mezzo bambini ebrei e spirito ebraico; perché essere uomini, ci ricorda ancora una volta per suo tramite Eric-Emmanuel Schmitt, significa prima di tutto possedere un senso di comune appartenenza e solidale condivisione, in virtù del quale percepire ciò che accade agli altri uomini come qualcosa che ci riguarda tutti e di cui dobbiamo quindi farci carico insieme. Un messaggio che appare tanto più necessario in un mondo come l’attuale, caratterizzato dalla diffusione virale di fobie oscurantiste, che alla pacifica convivenza tra i popoli preferiscono il conflitto permanente e all’“amorosa comprensione”, anticamera dell’accoglienza, l’odio e il rifiuto.

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MARIANNA O DELLA MAGIA RACCONTO DI ALICE C. DELACOURT

Marianna guarda il reticolo nero che le scorre davanti, l’immensa pianura velata appena da un sole opaco. Tra qualche ora rivedrà Sandro, sua madre, gli altri. Annusa il cielo, strana pioggia gialla che si posa sul cuore, fuliggine che dall’aria intorno scivola nell’anima, come un dolore che affiora piano dall’intimità delle cose.

E la  mente corre attraverso i binari neri e i campi di terra bruciata, s’inerpica lungo sentieri di montagna per ridiscendere tra colline brulle colorate d’ autunno. La casa, il ritorno, la fuga del treno oltre la cortina di nebbia. L’odore acre d’incendi appena spenti, Sandro che le fa regali per il compleanno e l’onomastico, Vergemoli dal cuore di pietra e il ventre nero. Marta, Renata, Sonia e i loro mariti quarantenni vecchi dagli occhi spenti.

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