TORNA A CASA JIMI! DIECI COSE DA NON FARE QUANDO PERDI IL TUO CANE A CIPRO: L’IRRESISTIBILE ESORDIO DEL REGISTA CIPRIOTA MARIOS PEPERIDES

Torna a casa, Jimi! – Dieci cose da non fare quando perdi il tuo cane a Cipro, esordio alla regia del greco Marios Piperides, accolto benissimo da pubblico e critica e trionfatore al prestigioso Tribeca Film Festival , è un irresistibile tragicommedia, un buddy-movie apri-menti, come l’ha definita lo stesso regista in un’intervista, che aiuta a combattere i pregiudizi e a rispettare la diversità culturale. Piperides, con realismo minimalista intriso di una irresistibile verve comica, attraverso la storia di un uomo che cerca di riprendersi il suo cagnolino smarrito ci racconta un dramma dimenticato, quello di Cipro la cui capitale, Nicosia, è rimasta l’unica al mondo ad essere spaccata in due.

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PICCOLO MONDO PERFETTO: LA FAMIGLIA PERFETTAMENTE (IM)PERFETTA SECONDO KEVIN WILSON

Oggi ho deciso di parlarvi di un libro molto interessante che ho letto qualche tempo fa, Piccolo mondo perfetto. Si tratta del secondo romanzo dello scrittore statunitense Kevin Wilson, che aveva già ottenuto un notevole successo di critica e pubblico con La famiglia Fang, dal quale nel 2015 è stato tratto dal regista Jason Bateman l’omonimo film, interpretato tra gli altri da Nicole Kidman e Christopher Walken. Nel nuovo lavoro Wilson punta nuovamente la sua attenzione, con acuminata “leggerezza”, sul ruolo potentemente condizionante che la famiglia svolge nell’evoluzione/involuzione dei suoi membri, riprendendo il filo del “meraviglioso dolore”, per citare Hornby, che fungeva da collante nel romanzo precedente. In Piccolo mondo perfetto l’autore continua infatti a riflettere sulla (in)sostituibilità dei legami famigliari e sul prezzo che alcuni genitori sono disposti a pagare, usando i figli come cavie da laboratorio in nome del progresso – per i coniugi Grind scientifico, per i Fang artistico –  e, tacitamente, della propria autoaffermazione. Con sguardo insieme partecipe e distaccato, tra indagine sociologica e osservazione psicologica, struggente tenerezza e disincantata ironia, l’autore segue le vicende dei suoi personaggi, chiedendosi se davvero esista una soluzione ottimale per vivere e far crescere i figli nel migliore dei modi possibili. La risposta che sembra suggerire è che non esistono soluzioni perfette e che a fare la differenza non è l’essere parte di un nucleo affettivo grande o ristretto, ma saper creare autentici legami mantenendo il cuore aperto verso il futuro.

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NOTE LEGALI E NORME D’INVIO

l’unione fa la forza, perciò vi aspetto in tanti!

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LA GUERRA DEI TRE ANNI E TRE GIORNI

In un tempo lontano, ma così lontano che nessuno se lo ricorda più, sulle pendici di una collina, al centro del regno di Va-Su-Là, c’era un paesino chiamato Pepparegna.    L’unico lavoro consentito alle donne del villaggio era occuparsi della casa e dei figli, a meno che non si trattasse di singole, cioè di creature così straordinariamente belle o spaventosamente brutte, incredibilmente fessacchiotte o eccezionalmente intelligenti, da avere raggiunto la maggiore età  senza trovare uno straccio di marito. Ma non trovare marito era in quei tempi una vera disgrazia. Le singole infatti potevano uscire solo per lavorare o fare la spesa e anche in tali occasioni, se venivano sorprese a parlare con qualche sposato – uomo o donna che fosse – venivano multate per intralcio alla tranquillità familiare e dipinte con una pittura multicolor in segno di disprezzo. Per tale ragione erano state soprannominate “zitte”; solo che nella pronuncia pepparegnese, poco incline a far sentire le doppie, la predetta parola si trasformava immancabilmente in “zite”, da cui è poi derivato il famoso nomignolo “zitella”.

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ANNA O DEL RISCATTO

ANNA O DEL RISCATTO

Il giorno in cui Anna si sposò, fu un giorno felice. Quasi come quelli della vendemmia, lungo i filari rossi dell’uva, da bambina, quando il nonno la chiamava a raccogliere i chicchi caduti a terra e il sole dorato riempiva le nuvole.

La gente intorno che sorrideva, i cesti colmi di rose, tutti che facevano ala al suo passaggio come davanti a una regina. E soprattutto, lui. Lui di cui non sapeva niente, se non che era bello e forte, sapeva infilare con dolcezza gli anelli  al dito e aveva un figlio che stava su una sedia a rotelle e da lì guardava il mondo con occhi di cane braccato. Nemmeno la notte con le sue spine, riuscì a toglierle tutto il bene che il giorno le aveva dato; dalle bestemmie di lui, come dal suo pianto, continuava caparbia e leggera ad affiorarle al cuore un’ eco di musica.

Era stato difficile ma c’era riuscito, alla fine. E mentre finalmente si ritraeva da lei, quello strazio che l’aveva fatta gridare e aleggiava ancora intorno le pareva nient’altro che il prezzo di quel cerchio di luce sul suo dito e tra le nuvole. Gliel’aveva ben insegnato la mamma, quand’ era piccola, che le cose belle si pagano.

I  primi mesi lui rientrava a casa per cena e si arrabbiava solo quando non la trovava pronta oppure vedeva Dario. Diceva che quelli così hanno bisogno di dormire, la sera, perciò è bene che vadano a letto presto. Anna capiva che non potesse sopportare di vederselo attorno, con quella bocca e quegli occhi tagliati come i suoi ma sfigurati dalla malattia; le sembrava già talmente tanto, che un uomo solo si fosse tenuto in casa una disgrazia così.

Ma a volte Dario si rifiutava di mangiare prima dell’arrivo del padre, e di mandarlo a letto senza cena a lei non bastava l’anima. Così lui aveva preso l’abitudine di rientrare sempre più tardi, talvolta restava fuori tutta la notte o per giorni interi. E lei si addormentava quasi sempre su una sedia di cucina, a luce spenta perché una volta che, rientrando, lui aveva trovato accesa l’abat-jour, con un gesto impercettibile della mano ne aveva frantumato la lampadina.

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Matera capitale europea della cultura 2019 e il ruolo del WFF nella sua rinascita

Tra i colori della Palestina e le magiche luci dei camini delle fate si snodano i Sassi di Matera, tra i quali è nato il primo Festival internazionale interamente dedicato alla letteratura femminile, il WFF, women’s fiction festival che ha avuto un ruolo centrale nella sua rinascita, contribuendo a farle meritare il titolo di capitale europea della cultura 2019, in aggiunta al preesistente
patrimonio mondiale dell’umanità . Pur avendo potuto viaggiare molto meno di quanto mi sarebbe piaciuto, nella mia vita ho avuto modo di visitare tanti bei luoghi e altrettante splendide chiese, ma Matera, coi suoi sassi e le sue chiese rupestri, ha un quid che la rende unica. L’incanto della città dei Sassi, oggi simbolo del riscatto del Sud, nasce dall’incontro di diverse magie destinate a esaltarsi l’un l’altra, quella di un semprevivo passato e di un presente spalancato sul futuro, di un antico splendore materiale e di una bellezza emanata, oltre che da una vivacità culturale assolutamente imprevedibile sino agli anni ’60 e a cui il WFF ha dato come accennato sopra un significativo impulso, da un senso di trascendenza in virtù del quale chi s’inerpica tra i Sassi o lungo gli itinerari che portano alle chiese rupestri ha la struggente sensazione di vivere in una dimensione ”altra”, quasi metafisica. Sensazione che si avverte in modo particolare nel raggiungere Santa Maria De Idris, scolpita nella parte più alta dello sperone Monterrone, immagine senza tempo non di semplice religiosità ma di una spiritualità capace di permeare di sé il mondo circostante.

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SULLA (IN)UTILITA’ DI UN NUOVO BLOG LETTERARIO

Mi sembra di sentire le vostre obiezioni sull’utilità di un nuovo blog letterario, per di più contenente inediti, considerato il surplus di grafomani che c’è in giro! Premesso che il mio blog vuol essere uno spazio aperto di riflessione sulla cultura, in modo particolare sulla lettura/scrittura, in cui possa ritrovarsi e confrontarsi chiunque ne condivida la passione, piuttosto che una vetrina per autori in attesa di pubblicazione, capisco la vostra reazione e vi darei pienamente ragione, se non fosse per un particolare spesso trascurato. Si dà per scontato che gli esordienti in cerca di editore che non hanno mai vinto concorsi di un certo prestigio e non sono mai stati raccomandati da agenti letterari e affini siano sempre schiappe, mentre chi è riuscito a farsi pubblicare da editori degni di tale nome sia, se non un genio, quanto meno meritevole di considerazione. Qualche tempo fa ho letto in merito un articolo, peraltro ricco di suggerimenti molto utili per gli aspiranti scrittori – chiedo scusa al bravo autore ma purtroppo non ne ricordo il nome – in cui si diceva che, a meno di non saper proprio scrivere, se si è molto motivati è inevitabile trovare prima o poi un editore disposto alla pubblicazione. Su questo punto devo dissentire perché, pur essendo probabile che nella maggioranza dei casi sia così, sono certa che  non lo sia sempre.

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CHI SONO: INFORMAZIONI SU DI ME DA PARTE DI ME MEDESIMA

Ritrarsi da soli sembra facile ma vi garantisco che mica lo è. Sarà perché ci si sente messi in discussione, del tipo protozoi sotto la lente d’ingrandimento. E quando si è lì sotto la lente ci si sente mica troppo bene, soprattutto se a tenerla in mano siamo proprio noi. Comunque, ci provo:

Un po’ umanista un po’ giurista un po’ romantica un po’disincantata un po’ profonda e un po’ frivola, insomma doppia ma doppia che nemmeno Norman Bates. Soprattutto, un po’ grafomane e un po’ bibliomane; infatti passo gran parte della mia vita a inventare storie e leggere quelle degli altri; tanto che non sono mai riuscita a capire se adoro i libri perché non posso fare a meno di scrivere storie o se non posso fare a meno di scrivere storie perché adoro i libri.

Un’ultima cosa, perché ho deciso di creare questo blog. Per dare forma a un sogno. Ma di quale sogno si tratti non lo dico, perché mi piace pensare che chiunque lo immagini a modo suo.

Giorgia

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