Lontano da casa, edito da Fandango libri, traduzione di Manuela Maddamma e Viviana Tomassetti, racconta il percorso umano della sociologa femminista e antimilitarista, nonché infaticabile attivista per i  diritti delle minoranze, Pınar Selek, una delle figure più rappresentative della Turchia.

CENNI BIOGRAFICI

Scrittrice, giornalista, ma anche editrice e coordinatrice della rivista femminista Amargi, nonché co-fondatrice dell’omonima Cooperativa di donne e della prima libreria femminista della Turchia, Pınar Selek da molti anni è oggetto di accanimento politico-giudiziario da parte delle autorità del suo paese, soprattutto a causa delle sue posizioni sulla questione curda. Imprigionata a torturata nell’inutile tentativo di farle rivelare i nomi dei suoi contatti, dal 2009 ha scelto la strada dell’esilio, dapprima in Germania e poi in Francia.

IL CORAGGIO DELLA LIBERTA’

Pinar ha saputo reagire a tutto ciò con spirito indomito e straordinaria forza d’animo, la forza che nasce da una libertà interiore così irriducibile da non piegarsi davanti a nessun tipo di costrizione:

Le minacce quotidiane mi hanno scosso, ma non mi sono fatta risucchiare da quel film dell’orrore.(…) I giorni a venire potrebbero essere difficili per me. Ma ve lo prometto: io sarò la vita…che scorre e grida.”

 TEMI FORTI E MANO LEGGERA

Sospesa tra la nostalgia struggente delle proprie radici e lo sguardo tenacemente rivolto a un futuro in cui non ha mai smesso di sperare, la cittadina del mondo” Pinar Selek in Lontano da casa affronta temi forti con mano “leggera” . Una mano che, tra citazioni di Adorno, Ugo di San Vittore e
Virginia Woolf ( “come donna non ho paese. Come donna il mio paese è il mondo intero”) racconta il difficile, vitalissimo percorso di una donna che nessuna avversità ha saputo piegare, attraverso una scrittura molto fluida e poeticamente evocativa.

I miei sogni non cessavano di abitarmi

Sullo sfondo di un senso della vita percepito come un continuum eracliteo, che scorre e si evolve senza posa ed è più forte di qualunque malinconia, l’autrice ci racconta la funzione terapeutica che ha avuto per lei la scrittura; una scrittura vista come pioggia fine/nutrimento, capace di restituire a nuova vita il suo mondo interiore ed esteriore. Non a caso riuscire a finire di scrivere il suo nuovo romanzo – il toccante La casa sul Bosforo – “è stato come rinascere” e ritrovare la sua amata Istanbul, recuperando la capacità di ascoltarla e vederla con gli occhi della mente.

Io sono Istanbul, viva e aperta a nuove avventure

L’ESILIO COME CONDANNA E COME OPPORTUNITA’

Il tema dell’esilio viene visto dall’autrice da un punto di vista femminile/femminista: (Le donne non sono forse sempre in esilio nel mondo?!). Il venir meno delle certezze consolidate, attraverso il brutale distacco dall’insieme di abitudini e legami attorno ai quali ruotava la sua vita, anziché spingerla alla depressione l’ha aiutata a capire che “si può avere più di una casa” e vivere anche l’esilio come un arricchimento, grazie al quale  ampliare i propri orizzonti e percepire in modo diverso
il senso del proprio stare nel mondo, più universale e interculturale. Tale salvifica percezione non ha però evitato a Pinar Selek lo struggimento della nostalgia per tutto ciò che ha dovuto abbandonare, dagli amici in attesa all’angolo della strada all’ulivo piantato in giardino; piccole cose che hanno però un grande significato nella vita delle persone, costituendo il perno che ne garantisce continuità e stabilità.

Se mi domandano come sto, rispondo che resisto, che ho imparato a giocare con questi venti che all’inizio mi hanno depistata. Ma che non posso avviarmi verso il luogo di cui parlo, il paese che mi manca.”

LONTANO DA CASA di PINAR SELEK: l’emozionante racconto della resilienza di una donna che nessuna prigione potrà mai privare della libertà