La donna che vedi, edizioni Fernandel, è l’ultimo romanzo di Giovanni Pannacci. Trascinante parabola sugli ostacoli che è spesso necessario superare per arrivare a essere davvero noi stessi, anche davanti agli altri, La donna che vedi è un’opera sospesa tra thriller mistery, romanzo psicologico e di formazione. L’ enigmatica protagonista – l’affascinante dott.ssa Myriam Labate, i cui più oscuri segreti vengono alla luce solo alla fine del romanzo – è al centro di una storia nella quale s’intrecciano personalità multiple e insospettabili identità, il cui progressivo disvelamento alimenta un crescendo di tensione che tiene chi legge incollato alle pagine.

LA TRAMA

Fuggita in Inghilterra subito dopo il liceo, Myriam rientra in Italia con una nuova identità e un prestigiosissimo master, che le permette di diventare direttrice commerciale di una importante azienda farmaceutica. Il fondatore di questa, Diktus Winter, una volta conosciuto il passato della donna, decide di prenderla sotto la sua protezione. Per 10 anni Myriam di dedica interamente al lavoro, concedendo ben poco spazio alle relazioni socio-affettive, sino a che, incomprensibilmente, viene licenziata da Winter stesso sul letto di morte. L’improvvisa solitudine rende Myriam più fragile e soggetta a repentini attacchi di amnesia, che risvegliano terribili fantasmi di un passato mai rimosso. La vita apparentemente perfetta che si è costruita nasconde infatti ferite mai davvero rimarginate, che riaffiorano, in tutta la loro dolorosa intensità, durante gli episodi d’improvvisa amnesia.

Frammenti di una vita sconosciuta scivolavano via come risucchiati da un gigantesco vortice

Tra imprenditori che si rivelano scienziati folli, spacciatori che si trasformano in fedeli e generosi amici/amanti, pillole magiche e dee buddiste della saggezza, inizia quindi a dipanarsi il percorso di autentica conquista di sé e rinascita della protagonista. Ma solo dopo che, aiutata da Said e dal lascito morale e materiale di Winter, avrà trovato la forza di affrontare una volta per tutte i mostri del suo passato, Myriam riuscirà a voltare definitivamente pagina e ad aprirsi alla pienezza della vita.

LE MULTIPLE IDENTITA’ DEI PERSONAGGI

Molto efficace e intrisa di lirismo la descrizione dell’intrigante personaggio di Myriam, dalla impenetrabile complessità interiore

Niente la feriva mai davvero. Niente la rendeva mai davvero felice. Era un piccolo involucro dietro al quale ribolliva un nucleo incandescente, ma sulla cui superficie impermeabile scivolava indifferente la condensa del tempo

Ma Pannacci descrive in modo impeccabile anche la multiforme personalità degli altri personaggi, nessuno dei quali è, al pari della protagonista, ciò che appare. Infatti, così come Myriam Labate è molto altro rispetto all’algida direttrice commerciale di una multinazionale farmaceutica, anche Diktus Winter, Said e Morelli sono ben altro che, rispettivamente, un imprenditore di successo, uno spacciatore e un tecnico di laboratorio. Lo stesso contesto urbano in cui l’azione in larga misura si svolge, la zona industriale dismessa denominata Ferriera, è molto più che un quartiere degradato popolato solo da extracomunitari disperati. Durante la notte la famigerata Ferriera si trasforma infatti in un modello di coesistenza sociale e umana solidarietà.

FORZA DEL CONTENUTO ED EFFICACIA DELLO STILE

La donna che vedi è un romanzo che ci trascina dentro i misteri della femminilità, ma anche dentro le difficoltà di accettare e realizzare se stessi, nonché dentro le possibili gioie insite in un multiculturalismo che vede la diversità come un bene da proteggere e valorizzare (sotto questo profilo l’autore fa una scelta dalla chiara valenza politica). Sul piano stilistico il romanzo, che unisce in mirabile equilibrio eleganza formale e limpidezza, si avvale di una salda struttura narrativa, intessuta di colpi di scena che alimentano una crescente tensione, tenendo costantemente vive curiosità e attenzione dei lettori. Sul piano più strettamente contenutistico La donna che vedi è un’opera di grande empatia, con risvolti filosofici e psicoanalitici.

UN TAGLIO FILOSOFICO E PSICOANALITICO

Infatti La donna che vedi fa riflettere e ci obbliga a fare i conti col nostro io più oscuro e profondo, portandoci a chiederci chi siamo e chi avremmo potuto essere se tutti i nostri sogni si fossero esauditi. Ma la domanda che, più di ogni altra, aleggia sopra la storia di liberazione e rinascita raccontata da Pannacci è questa: quanto nella vita umana dipende dal caso e quanto invece dal libero arbitrio, quanto le nostre scelte possono condizionare il primo e quanto ne sono a propria volta condizionate? Solo qua e là l’autore suggerisce  accenni di risposte. Bisogna – suggerisce ad esempio Winter nel file-audio/testamento che ha un ruolo fondamentale nel percorso liberatorio della sua protetta – “creare le condizioni perché qualcosa accada, dare l’abbrivio al destino…”

QUALCOSA SULL’AUTORE

Giovanni Pannacci, umbro di nascita ma residente a Rimini, dove lavora come lettore editoriale e insegna italiano agli stranieri, ha già pubblicato i romanzi La canzone del bambino scomparso e L’ultima menzogna , nonché il libro-intervista a Paolo Poli Siamo tutte delle gran bugiarde. E’ inoltre autore di vari racconti tradotti anche all’estero e curatore di diverse antologie.

La scrittura per me è sostanzialmente questo: creare un legame, una relazione di empatia” ha detto l’autore in un’intervista di qualche anno fa a Marcella Cecconi di “La notizia quotidiana”. Se si accetta l’idea che sia davvero questa  la missione della scrittura, va riconosciuto a Pannacci il merito di avere pienamente colto nel segno, come ancora una volta pienamente compiuta ci sembra la “mission” di Fernandel, piccolo editore da sempre sensibile interprete della più scottante attualità e instancabile scopritore di talenti.

IN CONCLUSIONE…

La donna che vedi è un romanzo insieme gentile e feroce, inquietante e ottimista, sentimentale e irriverente, intimista e “politico”. Da leggere e rileggere per scoprirne tutte le sfumature. Un’opera dal sapore pirandelliano nel suo porre l’accento sulla frammentazione dell’io e sull’inafferrabilità della verità. Ma il romanzo mostra al contempo un’impronta eschilea, nella sua valorizzazione del dolore come catartico mezzo di conoscenza e dunque possibile resurrezione. Perché diventare adulti, suggerisce Pannacci, significa prima di tutto imparare a convivere con l’inevitabilità del male e del dolore. E magari riuscire ad apprendere la più magica delle arti, quella di trasformarli in fonte di bene e gioia per noi stessi e per gli altri.

La donna che vedi: tra thriller mistery, romanzo psicologico e di formazione, l’emozionante percorso di rinascita di una donna dalle molte identità