Memorie di una donna medico, Fandango libri editore, traduttore Stefania Dell’Anna, è un bellissimo romanzo autobiografico scritto dall’egiziana Nawal al-Sa‘dawi, che racconta i tratti salienti della propria vita, dall’infanzia sino alla giovinezza. Autrice di racconti, romanzi e lavori teatrali, ma anche psichiatra e celebre “pasionaria” della lotta per l’emancipazione delle donne, Nawal al-Sa‘dawi è una figura centrale per la letteratura egiziana e per il femminismo, inteso nella sua più ampia accezione “intersezionale“. Non a caso Nawal al-Sa‘dawi, insignita di molti premi prestigiosi e svariate lauree honoris causa, oltre ad avere fondato e presiedere l’Arab Women’s Solidarity Association, ha  cofondato l’Arab Association for Human Rights.
Pubblicato nel 1958 e tradotto in America alla fine degli anni Ottanta, Memorie di una donna medico costituisce una pietra miliare del femminismo arabo.

UNA DOLOROSA PRESA DI COSCIENZA

Fortemente emblematici del destino delle donne di ogni parte del mondo e, stilisticamente, di grande efficacia, i passaggi in cui l’autrice descrive la precoce presa di coscienza delle lacrime di cui è intriso il percorso femminile (“Ho pianto per la mia femminilità prima ancora di conoscerla.”). Una dolorosa assunzione di consapevolezza cui fa seguito la ribellione e l’apertura delle ostilità contro tutto ciò che, dalla famiglia alle ancestrali radici della discriminazione di genere, cerca di imprigionarla in una vita che non ha scelto.

 “Fu così che aprii gli occhi sulla vita, e tra me e la mia natura nacque una forte ostilità.”

LA SCOPERTA DEL DOLORE

Altrettanto intensi i passaggi che descrivono il rapporto umano e professionale di Nawal al-Sa‘dawi con la malattia, la sofferenza e la morte

Un brivido violento percorse ogni fibra del mio essere. Per la prima volta nella mia vita vedevo il paziente come un uomo completo, come un tutto indivisibile. Per la prima volta il suono del suo lamento attraversava lo spazio tra le mie orecchie e il mio cuore. Rimasi ferma davanti a lui come sbalordita, i miei occhi legati a doppio filo ai suoi. Le orecchie tese per captare i suoi gemiti sommessi, mentre la mia anima contemplava in silenzio l’incredibile spettacolo della sofferenza umana, e la mia mente assimilava muta e immobile il nuovo significato della vita.

L’ABBRACCIO DELLA NATURA

Di rara intensità anche le pagine in cui Memorie di una donna medico descrive l’abbandono stupito dell’autrice alla bellezza della natura e alla spontaneità delle emozioni; abbandono che le permette di ritrovare l’armonia col proprio corpo e la propria femminilità:

Mi liberai anche del pensiero e cominciai a sentire. Per la prima volta nella mia vita sentivo senza pensare: sentivo il sole caldo sul mio corpo, sentivo la pacifica bellezza di quel verde che ricopriva la terra, sentivo l’affascinante profondità di quell’azzurro che rivestiva il cielo.

(…) Mi accorsi che i sentimenti erano più intelligenti della mente, più radicati nel cuore dell’essere umano (…) più in armonia con la sua natura e con la sua umanità”

LA SCOPERTA DELL’AMORE

Infine, a compimento di un mirabile percorso di vita, la scoperta/conquista dell’amore, inteso come capacità di aprirsi agli altri e donarsi loro interamente, senza pretendere nulla in cambio ma, al contempo, senza mai perdere se stessa.

Avevo vissuto 30 anni senza conoscere la verità, senza comprendere la vita, senza realizzarmi pienamente. E come potevo realizzarmi se non facevo altro che prendere, quando per realizzarmi non avrei dovuto fare altro che dare?”

Una scoperta che permette a Nawal al-Sa‘dawi di superare preconcetti e ancestrali paure, a iniziare dalla diffidenza verso gli uomini, ritenuti quasi “geneticamente” predatori, capaci solo di opprimere le donne e usarle per il proprio piacere. A 30 anni compiuti, dopo un’adolescenza e una giovinezza trascorse a rinnegare il proprio corpo e i propri istinti, l’autrice arriva a comprendere che esistono anche uomini capaci di riconoscere e trattare le donne come proprie pari, consapevolezza che le permetterà di aprirsi alle gioie dell’amore di coppia

SIMILITUDINI

Memorie di una donna medico fa pensare a Memorie di una ragazza perbene – pubblicato anch’esso nel ’58 – e a L’età forte, i primi due volumi della quadrilogia autobiografica di Simone de Beauvoir, a propria volta faro del femminismo occidentale con la sua pietra miliare “Il secondo sesso” . Un’affinità umana e intellettuale che traspare con forza, malgrado la distanza culturale, storica  e geografica che divide le due autrici e le rispettive opere. Si tratta infatti in entrambi i casi di straordinarie storie “quasi ordinarie” di donne costrette a tagliare i ponti col passato per realizzarsi. Donne accomunate da un anelito alla libertà così irriducibile da permettere loro di scardinare un destino già scritto.

Ma se nella Parigi degli anni ’20 la grande Simone poteva permettersi un distacco più graduale dai legami famigliari e sociali, la non meno coraggiosa e determinata Nawal al-Sa‘dawi è stata costretta dalle contingenze a scelte più brusche e radicali. Il che non le ha impedito, pur obbligandola a sacrifici e penose rinunce, di realizzarsi sia come medico che come donna,
restando sempre fedele a stessa, e di diventare, al pari della de Beauvoir, una delle più grandi femministe di sempre.