Mi sembra di sentire le vostre obiezioni sull’utilità di un nuovo blog letterario, per di più contenente inediti, considerato il surplus di grafomani che c’è in giro! Premesso che il mio blog vuol essere uno spazio aperto di riflessione sulla cultura, in modo particolare sulla lettura/scrittura, in cui possa ritrovarsi e confrontarsi chiunque ne condivida la passione, piuttosto che una vetrina per autori in attesa di pubblicazione, capisco la vostra reazione e vi darei pienamente ragione, se non fosse per un particolare spesso trascurato. Si dà per scontato che gli esordienti in cerca di editore che non hanno mai vinto concorsi di un certo prestigio e non sono mai stati raccomandati da agenti letterari e affini siano sempre schiappe, mentre chi è riuscito a farsi pubblicare da editori degni di tale nome sia, se non un genio, quanto meno meritevole di considerazione. Qualche tempo fa ho letto in merito un articolo, peraltro ricco di suggerimenti molto utili per gli aspiranti scrittori – chiedo scusa al bravo autore ma purtroppo non ne ricordo il nome – in cui si diceva che, a meno di non saper proprio scrivere, se si è molto motivati è inevitabile trovare prima o poi un editore disposto alla pubblicazione. Su questo punto devo dissentire perché, pur essendo probabile che nella maggioranza dei casi sia così, sono certa che  non lo sia sempre.

SONO SEMPRE I MIGLIORI A ESSERE PUBBLICATI?

Mi è capitato di leggere testi pubblicati da grandi case editrici che avrebbero potuto – e talvolta forse dovuto – rimanere nel cassetto dei loro autori e al contrario leggere lavori degni di pubblicazione che hanno collezionato un’infinita serie di no e solo raramente sono giunti alla meta (uno dei casi più clamorosi degli ultimi tempi è quello di Crocifisso Dentello che, dopo un’infinita serie di infruttuosi tentativi raccontati in diretta, ha trovato “casa”, prima presso Gaffi poi con La nave di Teseo; la domanda che sorge spontanea è se l’autore avrebbe avuto la stessa sorte qualora non fosse stato un seguitissimo blogger, e ciò senza nulla togliere alla sua indubbia bravura né al noto “coraggio” dei suoi editori).

MENO MALE CHE ESISTE L’EDITORIA INDIPENDENTE

Che le ragioni in base alle quali gli editori scelgono di pubblicare o meno non siano legate solo alla qualità della scrittura è un dato di fatto,
in una certa misura inevitabile, trattandosi pur sempre di imprenditori, sebbene atipici, per ribadire il quale non serviva certo un nuovo blog letterario In giro ci sono diversi bravi editor, soprattutto di certa eccellente editoria indipendente che fiutano il talento “puro” e osano pubblicarlo anche quando, essendo in controtendenza rispetto ai gusti del grande pubblico o comunque di non semplice approccio, oltre che un assoluto anonimo senza contiguità col mondo editoriale come nel caso di Dentello, non dà grosse garanzie di successo commerciale (per citare due esempi, Fazi ha recentemente puntato sul primo romanzo, tutt’altro che facile ma di straordinario fascino, di Roland Schimmelpfennig che, pur essendo il più famoso drammaturgo tedesco contemporaneo, da noi è poco più che un illustre sconosciuto, E/O ha a suo tempo scommesso su una sconosciuta esordiente certamente non conciliante verso ciò che fa tendenza/moda, aiutandola a diventare Elena Ferrante). Ma si tratta di scelte coraggiose e largamente minoritarie, che confermano una volta di più il ruolo nevralgico dell’editoria indipendente all’interno del panorama editoriale italiano, grazie alla sua capacità d’ innovazione, alla vivacità e all’eccellente talent scouting che solitamente la contraddistinguono.

LE VARIABILI DELLA PUBBLICAZIONE

Per capire i criteri che normalmente presiedono alle scelte editoriali bisogna tener conto di diverse variabili indipendenti rispetto alla qualità della proposta, a iniziare da quelle economiche. Qualche anno fa un conoscente che aveva al suo attivo già vari romanzi, pubblicati da alcune delle più grosse case editrici italiane, mi ha riferito quanto dettogli dal suo direttore editoriale, secondo il quale sono “pappabili” solo gli autori il cui potenziale ritorno economico è di dieci volte il costo della loro pubblicazione, ovviamente a meno che non si tratti di parenti, amici o insostituibili collaboratori.

L’IMPORTANZA DI ESSERE RICONOSCIUTI

Il prolungato rifiuto da parte degli editori, pur ferendo alla lunga anche i writers più irriducibili, credo produca effetti diversi a seconda che il rifiutato sia uno scrittore una tantum o uno di quelli per cui scrivere è da sempre il modo privilegiato di comunicare col mondo, quelli che già da piccoli non potevano fare a meno di scrivere di tutto. Premesso che meritano entrambi l’identico rispetto e lo stesso augurio di farcela, i secondi sono destinati a sentirne molto di più il peso. Essendo per loro la scrittura non uno dei tanti sogni nel cassetto ma “il” sogno – oltre che una concreta realtà fatta anche di tanta fatica e rinunce – di tutta una vita, il persistente rifiuto a pubblicare i loro inediti equivale a una sorta di disconoscimento di ciò che nel proprio intimo sentono di essere e dunque di se stessi in quanto persone. Per tutto questo penso che, ritornando al focus dell'(in)utilità di un nuovo blog letterario, offrire (soprattutto a) loro uno spazio confronto e un minimo di visibilità/riconoscimento, sia importante. Spesso servirà a poco, in molti casi forse solo a far perdere tempo a me e a voi, ma se aiuterà a far emergere anche uno solo di noi sentirei che il mio (tanto) lavoro non è stato vano. Grazie e buona lettura/scrittura a tutti. Giorgia