Oggi si celebra il Giorno del ricordo, ricorrenza istituita nel 2004 dal Parlamento, che aiuta a viva la memoria delle atroci sofferenze subite, sotto l’occupazione iugoslava, dagli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia. Alla fine della seconda guerra mondiale Tito scatenò in quelle terre – per citare le parole contenute nel messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – “una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole.”  E ancora: “Si trattò di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono – per superficialità o per calcolo – il dovuto rilievo. Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi che conobbero nella loro madrepatria, accanto a grandi solidarietà, anche comportamenti non isolati di incomprensione, indifferenza e persino di odiosa ostilità. Si deve soprattutto alla lotta strenua degli esuli e dei loro discendenti se oggi, sia pure con lentezza e fatica, il triste capitolo delle foibe e dell’esodo è uscito dal cono d’ombra ed è entrato a far parte della storia nazionale, accettata e condivisa. conquistando, doverosamente, la dignità della memoria».


Mattarella continua il suo prezioso monito: “Esistono ancora piccole sacche di deprecabile negazionismo militante. Ma oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi. questi- sottolinea- ci insegnano che l’odio la vendetta, la discriminazione, a qualunque titolo esercitati, germinano solo altro odio e violenza».

Parole cui fanno eco quelle che la senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell’Olocausto e instancabile attivista/testimone della Shoah italiana, ha scritto per lo Zingarelli 2020:

L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori“.

L’indifferenza, giusto, mai punto dolente fu meglio centrato. L’indifferenza e la mancanza di memoria da cui nascono i mostri. A tal proposito ieri è stato compiuto l’ultimo di una odiosa serie di atti antisemiti, nella fattispecie contro un uomo colpevole di dedicare la propria vita all’impegno sociale, il presidente di Associazione Piemonte Cuore Onlus Marcello Segre. Un inqualificabile gesto che ha potuto essere compiuto grazie al sotterraneo appoggio del razzismo militante, ma anche e soprattutto grazie alla dilagante indifferenza di chi pensa che, in fondo, non essendo ebreo l’antisemitismo non lo riguarda. Nella notte tra sabato e domenica un 20enne palermitano che ritornava a casa dal lavoro, originario del Senegal, è stato aggredito e selvaggiamente picchiato da un gruppo di adolescenti che gli urlavano contro: “Negro di m…, vai via da qui”. Durante il pestaggio la strada era molto affollata ma un testimone ha scritto in un post che solo due giovani sono intervenuti in soccorso del ragazzo, facendo fuggire gli aggressori, mentre “Una folla in giro per la movida non è riuscita a fare di meglio che assistere allo spettacolo”. Una folla che probabilmente pensava che, essendo bianca, la faccenda non la riguardava.

La stessa indifferenza che ci lascia assistere senza colpo ferire, quando non con egoistico compiacimento, visto che molti di noi si sentono minacciati nelle proprie già labili certezze, a continue stragi in mare di innocenti, colpevoli solo di cercare una vita degna d’essere vissuta.  La stessa indifferenza che ci fa scordare. davanti ai quotidiani orrori che avvengono nel mondo – dalle morti per fame alle riduzioni in schiavitù, dalle torture alle sistematiche sparizioni degli avversari politici, per citarne solo alcuni – l’ “homo sum, humani nihil a me alienum puto” di terenziana memoria, di cui pure dovrebbe sostanziarsi la nostra comune umanità.

E allora cerchiamo di non dimenticare che assistere agli orrori, da qualunque parte essi provengano, e girarci dall’altra parte, non è meno colpevole del compierli in prima persona, anzi per certi versi lo è anche di più. Perché se per qualcuno degli autori potrebbe esserci l’“attenuante” cara al cristianesimo del non sanno quel che fanno, tale è l’odio e la dis-cultura di cui, talvolta loro malgrado, sono stati infarciti, noi sappiamo.

E allora ritorniamo a indignarci e non smettiamo mai di ricordare, a noi stessi e agli altri, perché, per citare ancora Liliana Segre,  “Memoria è un’attività, uno sforzo e una responsabilità” (presentazione di “1938 Diversi” alla Mostra del Cinema di Venezia). Non smettiamo mai di tenere viva, insieme alla memoria delle vittime di tutte le (dis)umane indifferenze, il senso ultimo di una Umanità che ogni giorno di più sembra perdere se stessa.