L’altra metà di Dio, edito da Feltrinelli, è l’ultimo saggio di Ginevra Bompiani, grande signora  della letteratura e dell’editoria italiana, che nella sua lunga vita ha affiancato al lavoro di scrittrice, traduttrice, saggista e docente universitaria, quello di editrice, collaborando da giovane col padre Valentino, per il quale ideò e curò Il Pesanervi, la prima collana di letteratura fantastica italiana, ma soprattutto fondando nel 2002, insieme a Roberta Einaudi, la casa editrice Nottetempo. L’altra metà di Dio è un fantasmagorico viaggio in quel deposito vivo che è il nostro immaginario, dentro il magico silenzio acceso di suoni e colori della mitologia e le viscere delle sue storie, rivisitate con contagioso gusto della scoperta e primigenio stupore; tante piccole/grandi storie, pagina dopo pagina capaci di far affiorare in superficie i propri recessi segreti, rivelatori di un mondo sconosciuto, vasto, splendido e mite. Si tratta di un’opera semplice e al contempo complessa: semplice se la si approccia abbandonandosi al piacere del “folle volo” di dantesca memoria che ne è la trama pulsante, complessa nel caso se ne voglia cogliere appieno il significato profondo, che è in ultima analisi quello di aprire a una possibile rifondazione del nostro mondo divisivo, improntato alla violenza maschile e alla guerra dei sessi. È infatti ripercorrendo il passato sino alle origini della nostra civiltà e aprendoci alla possibilità che “un altro mondo sia già stato, che lo abbiamo dimenticato, che abbiamo letto male le nostre storie, che qualcuna di esse ce la possiamo raccontare di nuovo”, che possiamo rileggere il presente per scoprire un femminile che non abbiamo mai visto e cercare di costruire un futuro di ritrovata armonia, pacifico e reciprocamente accogliente per le donne e per gli uomini.

DENTRO LA SELVA DELLA PREISTORIA

WILLIAM BLAKE – BEATRICE ADDRESSING DANTE

Partendo da un bisogno generato dall’ansia, l’autrice concentra la sua attenzione su tre figure-chiave del contemporaneo,  cupe Ombre che condizionano le nostre vite, spesso senza che ce ne rendiamo conto. La prima è la Distruzione, percorrendo la quale Bompiani analizza ciò che potrebbe spiegare la nostra inclinazione autodistruttiva. La seconda è la Punizione, che si è trasformata in bisogno, rendendoci “estremamente punitivi e autopunitivi”, come ha detto l’autrice, intervistata da Roberta Scorranese a Il tempo delle donne 2019. La terza è la Mistificazione, “che è vicina alla menzogna senza catturarla mai del tutto”. Nell’illustrare le origini del patriarcato, nato dalle violenze perpetrate dal marito, che sottomette la donna, trasformandola in consorte devota, Bompiani evidenzia la più grande tra tutte le mistificazioni:

La trasformazione delle nozze da territorio dell’amore a campo di battaglia è l’emblema e il cuore della trasformazione di ogni civiltà. Il passaggio da un rapporto mutuale e amoroso a una guerra dei sessi. Una guerra che ancora oggi si combatte ogni volta che la donna cerca di sottrarsi al dominio maschile ed è tuttora alla base della civiltà  (…) ma ovunque si presenta sotto le spoglie dell’amore, come ci narra la più grande mistificazione di tutti i tempi.

Nel suo inseguimento delle “sorgenti delle grandi narrazioni che hanno formato la civiltà occidentale” Bompiani esplora le nostre due grandi tradizioni, giudaico/cristiana e greca, con l’aggiunta della mesopotamica che le ha nutrite, accompagnandoci lungo un vorticoso viaggio dentro la bellezza di cui sono intrise, ma anche nei dolenti meandri delle nostre ferite mai rimarginate.

DA UN INCONTRO MANCATO A UNA POSSIBILE RIFONDAZIONE UMANA

ANTONIO CANOVA – AMORE E PSICHE STANTI, DETTAGLIO

Attraverso un tentacolare tessuto narrativo, poderosamente erudito eppure di agile quanto coinvolgente lettura, L’altra metà di Dio spazia in tutti gli ambiti del sapere, dalla filosofia alla storia dell’arte, dall’archeologia alla psicanalisi, dalla narrativa alla pittura, dal teatro al cinema, sino all’economia politica e alla politica economica. Del turbinio di personaggi che lo abitano – siano essi celeberrimi o ignoti alle masse, appartengano al mito oppure alla realtà –  Bompiani svela aspetti sconosciuti, approfondendone vita e opere da un punto di vista “altro” e trascinando i lettori in uno scintillante cammino, permeato di lucidissime analisi e riflessioni su tematiche che riguardano il senso profondo dell’umano stare al mondo, in rapporto da un lato con l’identità individuale e collettiva dall’altro con l’alterità sessuale. Una caleidoscopica e coraggiosa esplorazione, intrisa di forza divulgativa e contemporaneamente della fascinazione del mito e del fantastico, al termine della quale scopriamo insieme all’autrice la possibilità “ che sia esistito un mondo in cui i valori maschili non sopraffacevano quelli femminili, e a lungo andare non si trovassero a ‘combattere e uccidersi a vicenda (…)”. Bompiani sottolinea infatti come la nostra civiltà improntata all’esercizio del dominio maschile non sia “né un destino né una natura”, come attestano le comunità agricole dell’antica Europa e dell’Asia Minore – portate alla luce dalle scoperte, rispettivamente, di M Gimbutas e di Malleart – in cui le donne avevano un ruolo preponderante sia in pubblico che in privato e i sessi convivevano in pace, e l’ampia diffusione, prima dell’avvento del patriarcato, della  civiltà ginecocratica basata sul diritto materno e la religione della Dea Madre. Non a caso l’autrice, malgrado il maschile e il femminile oggi siano “come treni che corrono l’uno verso l’altra, ciascuno sul suo binario, e al momento dell’incontro scivolano via”, mancandolo, lungi dall’apparire rassegnata apre alla possibilità di una nuova interazione tra i sessi, basata sull’equilibrio e la reciprocità.

Quello che mi auguro è che le donne, aiutate dagli uomini, prendano la terra in mano e la riportino verso la vita.”

Un augurio che indica la sola possibile – forse – via di salvezza a un mondo altrimenti condannato a restare prigioniero delle sue Ombre.

TRA IL RIGORE DELL’ERUDIZIONE E LA FASCINAZIONE DEL MITO


WILLIAM BLAKE – IL GRANDE DRAGO ROSSO E LA DONNA VESTITA DI SOLE

La scrittura di Bompiani, capace di unire al rigore e alla ricchezza storico-documentaristica una struggente pietas dal sapore cechoviano, sa esprimere con lussureggiante potenza evocativa e sinuosa fluidità la vis argomentativa e la forza dei temi trattati. Dentro e attorno al perno del rapporto tra i sessi ruotano infatti ancestrali tematiche, a iniziare dalla natura dell’amoreper sempre incompleto e per sempre ferito”, che spesso attua la più grande delle Mistificazioni, nascondendo dietro la sua sentimentale apparenza il sessismo maschile. Nel paragrafo “Intimità e terrore”, nel parlare della Punizione come strumento nelle mani della figura paterna, l’autrice inserisce l’unico frammento autobiografico del saggio, relativo al difficile rapporto col padre, amato e rispettato ma fonte di perenne terrore per le figlie, sottoposte a punizioni “triangolate” percepite come ingiuste tanto dalla colpevole quanto dalla punita. Un piccolo, delicato quanto empatico varco aperto nella sfera privata, che si fa universale emblema della Mistificazione di cui sopra e della Punizione incomprensibile, in virtù della quale i bambini sono spinti a riconoscere il sentimento amoroso in forma di legame perverso. Ma molti altri sono i temi che attraversano L’altra metà di Dio, dall’atteggiamento verso il femminile delle religioni giudaico/cristiane, che hanno sostituito al culto della Dea Madre quello del  Grande Dio Padre Onnipossente, i cui sacerdoti sono nemici delle donne perché le percepiscono come fonte di tentazione e, “quando non sono convinte della loro inferiorità e colpevolezza”, come minaccia, sino allo stretto rapporto tra pacifismo e “incivilimento”; dal ruolo della scrittura, esclusivo appannaggio maschile per millenni, nell’oblio del diritto materno,  agli orrori che si annidano nei fasti del libero mercato, “glorioso pretesto per i soprusi, le guerre e ogni genere di conquista e appropriazione che il mondo occidentale ha perpetrato negli ultimi secoli.”

Per recuperare il passato Bompiani parte dai miti, coi quali ha un’antica e appassionata dimestichezza, (“ci raccontano forse meglio dei dati autobiografici”, ha recentemente detto alla giornalista Roberta Scorranese, mentre in un’intervista  di Loredana Lipperini relativa a Le specie del sonno aveva definito il mito “il nostro paese narrativo (…) un luogo casalingo, un posto dove ci si sente a casa.”  Ma se in Le specie del sonno, per citare Giorgio Agamben, la Stanchezza “era la cifra ultima che il mito sembra lasciare sulle cose”, qui la stanchezza sembra  sostituita da una vitalissima ansia, e le figure del mito, là colte in un’intima quotidianità spogliata di ogni dimensione epica, qui sembrano soprattutto strumenti per recuperare le nostre radici e scandagliare le possibilità di uno stare insieme in pace e mutualità anziché in guerra e violenza, perché se è accaduto una volta – o c’è la possibilità/probabilità che sia accaduto – potrebbe accadere ancora.

UNA VOCE FUORI DAL CORO

GINEVRA BOMPIANI

Di straordinaria cultura e acutissimo spirito critico, impegnata in prima linea nella difesa dei diritti civili e dei valori democratici nati dalla Resistenza, in un mondo dominato da esibizionismo narcisista e passione per gli eccessi, Ginevra Bompiani si dichiara attratta dalla “bellezza segreta” e “dal pudore della parola”.  Autrice molto prolifica di  opere di narrativa – da Bàrtelemi all’ombra del 1967 a La neve, passando per  L’incantato e molti altri – ma anche di saggi come Lo spazio narrante, di cui Anna Nadotti ha scritto che “apriva una stagione nuova nella critica letteraria” o Le specie del sonno, definito da Giorgio Agamben “un classico ritrovato nella letteratura italiana del novecento”, nonché di memorie sui generis come L’ultima apparizione di José Bergamin e Mela Zeta e di testi per ragazzi, quali L’amorosa avventura di una pelliccia e di un’armatura o lo struggente La stazione termale termale (che in realtà sembra ingiustamente limitativo contenere entro tale etichettatura), Bompiani si è sempre contraddistinta per la capacità di rompere gli schemi tradizionali, abbattendo i confini tra letteratura e mito, saggio e romanzo, narrativa e ricerca filosofica. Del resto in un’intervista ha detto a Simonetta Fiori di aver difeso il proprio spazio di libertà”facendo coincidere parola e pensiero e cercando sempre di inventare qualcosa di nuovo“.

Amante dei libri perché creano ponti e amici anziché muri divisori e nemici, convinta che la scrittura sia la sola capace di dare “agli eventi del passato una seconda possibilità“, Bompiani ha fatto della “dipendenza dalla bellezza”, dell’attrazione per il mito e della potenza evocativa del linguaggio unita al rigore della ricerca i suoi principali tratti distintivi. A ulteriore dimostrazione della sua lontananza da ogni massimalismo e omologazione, ci piace ricordare la risposta data a Lorenza Delucchi che le chiedeva come fosse cambiato, in seguito alla rivoluzione da cui è stato investito il mondo dell’editoria, il modo di lavorare di Nottetempo: “Tutti parlano di cambiare, bisogna invece preoccuparsi di trattenere la bellezza, la dolcezza, la verità”.

L’ALTRA METÀ DI DIO: IL FANTASMAGORICO VIAGGIO DI GINEVRA BOMPIANI NEL CUORE DELLA CULTURA E NEL MAGICO SILENZIO DELLA PREISTORIA, ALLA SCOPERTA DI UN FEMMINILE CHE NON AVEVAMO MAI VISTO.