L’amore finché resta, edito da Harper Collins, è l’ultimo romanzo di Giulio Perrone, editore e docente universitario romano oltre che scrittore. Intrigante e spassoso già a partire dalla copertina, il romanzo è un intenso viaggio all’interno delle fragilità e delle inquietudini dell’uomo d’oggi, con particolare riguardo alla complessità dei rapporti di genere, amorosi e famigliari. Con lo stile che gli è proprio, tra “leggerezza” malinconica e ironia a tratti esilarante, l’autore ci regala una storia di grande attualità, quella di Tommaso Leoni, psicoterapeuta di mezz’età che, improvvisamente costretto a rifondare la sua vita, al termine di un difficile processo di maturazione interiore riesce a trasformare le proprie sventure in bene per sé e gli altri, facendone lo strumento per imparare veramente ad amare.

TRAMA

Tommaso è un quarantenne abituato a vivere nel lusso senza faticare e a sentirsi parte di una famiglia senza dedicarle alcun impegno, salvo quello profuso nel non fare scoprire alla moglie i propri tradimenti. È in sostanza l’emblema dell’uomo un po’ Peter Pan un po’ farfallone, passato dalle cure materne a quelle della moglie Lucrezia – una snob altoborghese sposata soprattutto perché in grado di garantirgli una vita dorata – senza mai abbandonare il freudiano principio del piacere, anche se a un certo punto si scopre che il suo cinismo affonda le radici in una traumatica delusione amorosa adolescenziale. Ma l’improvvisa decisione della moglie trascurata di lasciarlo per un altro lo obbliga, tutto a un tratto, a fare i conti con la realtà. E mentre riflette sulla propria vita, cercando di trovare nuovi sbocchi che gli permettano quanto meno di mantenersi, inizia lentamente a rendersi conto dei propri errori e delle proprie responsabilità. Ed eccolo finalmente capire che la moglie si è trovata un altro per la sua incuria, che il figlio in fondo è un estraneo perché per lui non è “mai stato un padre”. Eccolo prendere coscienza di come le donne siano diverse dagli stereotipi in cui vengono ingabbiate dagli uomini e sperimentare, per la prima volta da adulto (con l’amante Anna, l’unica donna di cui gli sia mai importato qualcosa), quanto possa essere penoso rivestire il ruolo dell’abbandonato da consolare piuttosto che quello dell’abbandonante che consola. Eccolo iniziare a prendersi cura degli altri (zia instabile e mamma ludodipendente sull’orlo del disastro economico), anziché aspettare che siano loro a prendersi cura di lui, e tirare fuori una grinta che stupisce in primo luogo lui stesso. Eccolo in definitiva capire  “la necessità di cominciare a fare davvero l’Uomo”. Un percorso di rinascita destinato a concludersi con un colpo di scena, seguito dalla scoperta dell’irresistibile forza dei sentimenti e da un’imprevedibile scelta che spariglia le carte del destino.

LA CIFRA NARRATIVA

La prosa di L’amore finché resta è di una piacevolissima limpidezza che non scade mai in sciatteria o volgarità, mantenendo anche nella descrizione degli incontri amorosi un elegante garbo – oggi davvero un grande valore aggiunto – ed è capace di restituire ogni dettaglio del flusso emotivo del protagonista.

Alcuni passaggi hanno l’irresistibile brio di una gag, come l’incontro/scontro con due ex pazienti che vorrebbero riprendere la terapia, l’ex pornostar ninfomane Vanessa e l’ex  bullizzato cronico Bambasone. Ma la cifra narrativa del libro è uno struggente realismo risolto in chiave tragicomica, così da risultare “leggero” malgrado la pesantezza dei temi trattati. Esemplare al proposito il dialogo tra Tommaso e Piero, il figlio di 10 anni non ancora al corrente della separazione dei genitori, che nella tenerissima autenticità del rovesciamento dei ruoli tradizionali – è Piero ad aiutare il padre in difficoltà – esprime tutta la propria forza epifanica, essendo il momento in cui davvero nasce il senso di paternità di Tommaso.

I PERSONAGGI

Dopo il Riccardo “mezzo depresso e fancazzista” di L’esatto contrario e lo stressato Leo di Consigli pratici per uccidere mia suocera, Perrone ci regala un’altra intensa figura maschile, irrequieta e insieme semplice. A dispetto dell’ostentata superficialità, un personaggio pervaso di malinconia: un senso di rimpianto, per qualcosa che è andato perduto e che va ben oltre le sopravvenute difficoltà economiche   – forse l’innocenza, o l’illusione di poter essere se stesso senza dover sempre indossare una maschera – o che non si è mai perfettamente compiuto  – forse la capacità di essere un vero marito e padre, o semplicemente la fierezza di sé – destinato a sciogliersi solo nella gioia del vero Amore.

 “Penso di avere la qualità di riuscire a non prendermi mai eccessivamente sul serio nella vita e di aver portato questo anche nella scrittura e nel protagonista del mio romanzo” ha detto qualche anno fa l’autore, in un’intervista relativa a L’esatto contrario e al suo Riccardo. Una frase che sembra adatta anche a L’amore finché resta e al suo protagonista, che rispetto a Riccardo però è più cinico, e per farla finita con la sua gaudente indolenza ha bisogno delle spinte della moglie e di Lia, la donna di cui s’innamora. Spinte che contribuiscono a farlo arrivare alla più bruciante delle consapevolezze (“Quello che le donne non vogliono ero io” ), provocando in lui un sussulto di dignità che gli farà scegliere la strada più rispettosa di sé:

Libertà. Se ci ripenso anche ora m’incanto e mi sembra per una volta di aver fatto qualcosa di unico e di veramente sensato. Essere fieri di se stessi è una bella sensazione. Al di là dei problemi.

Oltre alla blogger Lia, che all’autore sembra interessare soprattutto in quanto strumento del riscatto di Tommaso, l’altra figura che nel romanzo svolge un ruolo determinante, sotto forma di illuminanti frammenti di memoria, è il padre morto. Un uomo semplice ma che non ha mai smesso di porsi come referente di saggezza e valori verso il figlio, che non a caso ha sempre cercato di sottrarsi all’impari confronto con lui. Sua una delle massime ispiratrici della metamorfosi di Tommaso:

devi capire che nella vita bisogna provare sempre a dare il massimo per trovare se stessi. (…) Costi quel che costi”.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

L’amore finché resta è ricco di spunti di riflessione che ci aiutano a conoscerci/relazionarci  meglio con noi stessi e gli altri, perché analizza situazioni appartenenti anche al nostro vissuto, dalle difficoltà d’interrelazione conseguenti alle differenze di genere a quelle del rapporto genitori separati /figli.

E a proposito delle 25 regole cui Tommaso, prima di incontrare maturità e amore,  improntava i suoi rapporti con le donne, mi piace rimuovere quelle maschiliste ma, al contempo, ricordarne alcune su cui tutti gli uomini dovrebbero davvero riflettere:

Non trascurare troppo la tua donna, “Le donne non aspettano all’infinito, “Non dare mai per scontata una donna in nessun suo comportamento, “Non sottovalutare le abilità divinatorie delle donne (loro se lo sentono), “Attenzione! Le donne percepiscono sempre quello che non dici, “Mai sottovalutare i sentimenti …

NOTE SULL’AUTORE

Giulio Perrone, che si autodefinisce “un amante di libri che ha avuto la fortuna di trasformare una delle sue passioni in una professione” ha pubblicato nel 2015 il noir L’esatto contrario e nel 2017 Consigli pratici per uccidere mia suocera, inoltre ha curato, insieme a Paolo di Paolo, il manuale I libri sono sempre figli ribelli. Tappe e segreti dell’avventura editoriale.

Oltre a scrivere Perrone collabora con l’Università La Sapienza di Roma e nel 2005 ha fondato, insieme a Mariacarmela Leto, la casa editrice che da lui prende il nome, particolarmente dedita alle urgenze dell’oggi e alla scoperta di narratori italiani contemporanei – due nomi per tutti: Chiara Valerio e Paolo Di Paolo –  ma anche all’organizzazione di corsi di scrittura creativa e di editoria.

I TEMI SUL TAPPETO

L’amore finché resta è in sostanza una parabola sulla necessità di imparare a vivere pienamente, assumendosi le proprie responsabilità e lasciandosi contemporaneamente andare alle emozioni; perché piuttosto che vegetare, sebbene nella bambagia, è meglio rischiare di farsi devastare da amori che finiscono, fare lavori socialmente ritenuti declassanti, non avere la certezza di ciò che succederà domani, ma essere vivi. Liberi e vivi. E, una volta superato il guado della mezz’età, poter affrontare il tempo che resta dicendo, come Neruda, “Confesso che ho vissuto”.

I temi toccati sono quelli cari all’autore, a partire dall’amore, che il protagonista percepisce dapprima come “un lusso che non sempre ci si può permettere”, per arrivare infine ad elevarlo a unica regola che annulla tutte le altre (anzi non-regola perché l’amore regole non ne ha) del “nuovo” Tommaso: “l’Amore è una cosa straordinaria. Almeno finché dura”. Poi c’è l’amicizia, quella capace di farci sentire meno deboli e soli malgrado le distanze, incarnata nel bellissimo rapporto con Lorenzo, che non esita a sostenere Tommaso in difficoltà, sia moralmente che economicamente.  Né poteva mancare il viscerale amore per la sua squadra, la Roma, la cui condivisione “crea comunità”, tanto da cementare amicizie e, da sempre anello di congiunzione tra padre e figlio, costituire la base da cui Tommaso parte per costruire un vero rapporto con lui.

Meno evidente rispetto agli altri temi, ma forse ancora più caratterizzante, è la denuncia del pericoloso strapotere delle nuove tecnologie e dei social (La violenza delle chat e dei social ormai incombe su di noi) che emerge con forza anche dalla folgorante esperienza di Tommaso su You Tube.

L’AMORE FINCHÉ RESTA DI GIULIO PERRONE: UN LUCIDO SPACCATO, SOSPESO TRA MALINCONIA STRUGGENTE E GARBATA QUANTO SPASSOSA IRONIA, DELLA CRISI D’IDENTITÀ DEGLI UOMINI DI OGGI E DELLE DIFFICOLTÀ, GIOIE E DOLORI, CHE SI ANNIDANO NEI RAPPORTI DI GENERE