L’anno nuovo, tradotto da Madeira Giacci e pubblicato in Italia da Fazi, è l’ultimo romanzo della quarantaquattrenne tedesca Juli Zeh, giurista che ha già al suo attivo  una decina di romanzi tradotti in 35 lingue. La pluripremiata autrice (di recente ha vinto uno dei più prestigiosi premi tedeschi, l’Heinrich-Böll, con questa motivazione: «Juli Zeh rientra a pieno titolo tra i migliori autori tedeschi contemporanei. Nei suoi scritti ci si muove tra letteratura e politica, tra poesia e realtà.»), ha esordito a 31 anni con un’opera divenuta un caso letterario, Aquile e angeli, dopodiché ha continuato a godere di un vastissimo consenso di critica e pubblico.

Con L’anno nuovo la Zeh mostra ancora una volta la sua predilezione per le storie psicologiche ad alta tensione, i cui protagonisti faticano ad adeguarsi ai cambiamenti e sono in apparenza tesi all’autodistruzione, ma sanno autorigenerarsi attraverso un doloroso processo di trasformazione.

LA TRAMA

Espressa in una prosa dai tratti gotici e simbolisti, la trama de’ L’anno nuovo è semplice quanto psicologicamente complessa: nella dimensione onirica della memoria, in cui piano della realtà e piano del sogno sono così intersecati da perdersi l’uno nell’altro, si snoda la storia di Henning, marito di Theresa, donna volitiva e in carriera, e padre di due bambini. Apparentemente Henning è un uomo realizzato e senza problemi, amando sia la propria famiglia sia il proprio lavoro presso una casa editrice; ciononostante è soggetto a violenti attacchi d’ira alternati a sempre più frequenti crisi di panico (la terribile COSA). Sarà una vacanza a Lanzarote e il casuale incontro con un’artista tedesca che lo soccorre in un momento di difficoltà, ospitandolo in una casa che risveglia in lui frammenti di ricordi sepolti nei recessi della memoria, a renderlo gradualmente consapevole di ciò che si nasconde dietro il suo malessere, riportando a galla un terribile trauma infantile.

La vacanza alle Canarie per il protagonista de’ L’anno nuovo si trasforma quindi in salvifico viaggio interiore a ritroso nel tempo, alla scoperta delle radici della “Cosa” che gli sta devastando la vita. Un percorso liberatorio che lo condurrà, dopo aver rivissuto e rielaborato una precedente vacanza-incubo nello stesso luogo, a un atteggiamento nuovo verso la famiglia, a iniziare dall’adorata sorella Luna, e a diventare, forse, l’uomo invocato dalla moglie, “che valga la pena amare”. Perché solo dopo aver trovato il coraggio di affrontare i propri fantasmi e chiudere i conti col passato – suggerisce la Zeh, è davvero, possibile guardare avanti e affrontare il futuro con sguardo nuovo.

TRASCINANTE QUANTO INQUIETANTE PARABOLA

L’anno nuovo è in sostanza una trascinante quanto inquietante parabola sui condizionamenti che ci portiamo dietro dall’infanzia, e sulla necessità di rielaborarli per poterci liberare dalle prigioni che noi stessi, involontariamente e spesso inconsapevolmente, ci siamo costruiti, ma anche sulla crisi d’identità dell’uomo di oggi. Una parabola sospesa tra thriller e romanzo psicologico, analisi socio-pedagogica e lucidissimo scavo nei meandri dell’animo umano, sullo sfondo del magnifico scenario naturale di Lanzarote, reso ancora più misterioso e magico dallo sguardo deformante del protagonista adulto, in cui progressivamente rivive l’Henning bambino. Del resto il contrasto tra la bellezza della natura e la cupezza delle atmosfere interiori è una sorta di marchio di fabbrica della Zeh.

EMPATIA E STILE

 La scrittura è curata e mai banale, esemplarmente limpida e anche perciò capace di esprimere al meglio tanto l’intermittente sconfinamento tra sogno, fantasia e realtà, con l’abisso di panico e perdita d’identità in cui Henning sente sempre più di precipitare, quanto le complesse dinamiche famigliari/intergenerazionali. L’estrema attenzione ai dettagli, anziché risultare noiosa, rende il percorso di Henning più veridico e sconvolgente/coinvolgente, con un’intensità che ricorda un po’ Schnitzlerun po’ l’Hitchcock/Dalì del mitico Io ti salverò. La Zeh sembra infatti “esigere” dai suoi lettori la stessa immedesimazione, totale e senza discontinuità, che richiede, ad esempio, la narrativa di Haruf; un’immedesimazione insieme affascinante e dolorosamente inquietante, perché fa avvertire quasi carnalmente lo strazio provato dal protagonista (“Quando scrivo mi concentro sulle percezioni fisiche.” Ha dichiarato l’autrice in un’intervista del 2005 rilasciata a “Liberazione”, percezioni di cui, in una sorta di transfert, viene potentemente investito anche il lettore). Agghiacciante, nella sua allucinata veridicità, la descrizione della reazione dei bambini davanti all’abbandono genitoriale e delle dinamiche che in tale situazione agiscono nel rapporto fratello maggiore-sorella minore.

RIBALTAMENTO DEI RUOLI TRADIZIONALI

Come sottolinea Elisabetta Favale nella sua recensione del libro, ne’ L’anno nuovo la Zeh fa la scelta  – che potrebbe definirsi “politica” e/o “femminista” – di invertire i ruoli all’interno della coppia: per una volta è l’uomo a guadagnare meno della sua donna e a impegnarsi di più per la famiglia, allo scopo di “compensare” il suo minor contributo al bilancio famigliare. Interessante l’analisi del disagio, per tradizione e cultura appartenente al bagaglio emotivo femminile, provato da Henning nell’occuparsi dei figli. 

Crescere due figli piccoli è stancante, snervante e a volte pensi d’impazzire.

Nel disorientamento di Henning la Zeh tratteggia la fragilità e le inquietudini del maschio d’oggi, sospeso tra la necessità di una maggiore partecipazione alle incombenze domestiche, dovuta all’emersione del ruolo socio-lavorativo femminile, e l’inconsapevole (spesso) bisogno di mantenere il proprio ruolo tradizionale.

QUALCOSA DI PIU’ SULL’AUTRICE

A proposito della perdita del senso d’identità vissuta da Henning e, più in generale, dai padri moderni, in un’intervista rilasciata a Elena Tebano di 7-Corriere della sera, l’autrice ha dichiarato “siamo la prima generazione a prendere sul serio il tentativo di conciliare la vita professionale e la vita familiare: stiamo ancora provando le cose e molte non funzionano tanto bene».
«In Germania non esiste ancora un riconoscimento sociale per i lavori domestici e la cura dei figli. (…) Vogliono essere uomini belli, sportivi, in forma, di successo e con una vita professionale, ma che “allo stesso tempo” sono anche emancipati e “aiutano” molto a casa o addirittura si assumono delle vere responsabilità. Questo conflitto può portare ad uno stato di alienazione. Non sai più chi sei e non sai fare tutto. Sono due vite in una».

A proposito invece del rapporto tra le sue opere e la politica l’autrice, in un’intervista del 2005, si è espressa come segue:

Non considero il romanzo un semplice strumento per esporre il proprio punto di vista politico. Può esserci un contenuto politico ma non più di quanto non vi sia uno stile, una ricerca psicologica, storica, fantastica. La politica è solo uno degli aspetti.

L’anno nuovo di Juli Zeh: tra sogno, fantasia e realtà, avvincente parabola sulla crisi d’identità dell’uomo moderno e sul bisogno di affrontare il proprio passato per essere liberi