Categoria: ALTRE MERAVIGLIE

L’IMPORTANZA DI COMMEMORARE IL 25 APRILE E IL CONTRIBUTO FEMMINILE ALLA LIBERAZIONE

Oggi, 25 aprile, si commemora la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, stabilita come festa istituzionale su proposta di Alcide De Gasperi, allora Capo del Governo provvisorio, poi sancita in modo definitivo nel 1949. Personalmente mi sento cittadina del mondo e non sono particolarmente sensibile nei confronti di feste e ricorrenze varie. Ma oggi mi sembra giusto che ognuno, a modo suo, faccia sentire la propria voce, ricordando a se stesso e agli altri che c’è, che sa e non ha dimenticato. Perché solo in questo modo è possibile evitare che gli orrori della Storia si ripetano.

L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA


Perché perdere la memoria vuol dire perdere se stessi e il senso stesso dell’umano stare nel mondo. Grazie allora a tutte le donne e a tutti gli uomini che non si sono arresi alla barbarie, permettendoci di diventare quello che siamo e che potremo continuare ad essere solo a patto di non dimenticare: esseri umani fragili, litigiosi, incompiuti, arrabbiati, ma liberi.

IL CONTRIBUTO FEMMINILE ALLA RESISTENZA E ALLA LIBERAZIONE

UNA CITAZIONE-STRALCIO DI POESIA TRATTA DA “POESIE PARTIGIANE” DI LUIGIA BIMBI

Una pace che dobbiam difendere
coi denti,
strappar con forza dalle grinfie
di questi untori,
cui l’oblio degli uomini
senza memoria
ha consegnato le redini
del mondo.
Noi donne, portatrici di vita,
difendiamola, questa pace!
Proteggiamola dai profeti falsi,
dai conflitti inutili,
dalle vecchie ciabatte riciclate.
Solo così, il frutto
del nostro ventre generoso,
potrà crescere
nella piena coscienza
del valore umano,
un dono troppo grande

per affidarlo, in ogni caso,
al crudele feticcio della guerra.

APPROFONDIMENTI SUL hCONTRIBUTO DELLE DONNE ALLA LIBERAZIONE DEL NOSTRO PAESE

Circa il fondamentale contributo femminile alla Resistenza a quindi alla Liberazione, spesso silenzioso e sottovalutato, vi rinvio ad alcuni bei siti che forniscono ottimi spunti di riflessione e approfondimento:

Bambole Spettinate & Diavole del focolare, PaSionaria, Il Paese delle Donne On Line Rivista, Huffington Post, Popoff Quotidiano.

TORNA A CASA JIMI! DIECI COSE DA NON FARE QUANDO PERDI IL TUO CANE A CIPRO: L’IRRESISTIBILE ESORDIO DEL REGISTA CIPRIOTA MARIOS PEPERIDES

Torna a casa, Jimi! – Dieci cose da non fare quando perdi il tuo cane a Cipro, esordio alla regia del greco Marios Piperides, accolto benissimo da pubblico e critica e trionfatore al prestigioso Tribeca Film Festival , è un irresistibile tragicommedia, un buddy-movie apri-menti, come l’ha definita lo stesso regista in un’intervista, che aiuta a combattere i pregiudizi e a rispettare la diversità culturale. Piperides, con realismo minimalista intriso di una irresistibile verve comica, attraverso la storia di un uomo che cerca di riprendersi il suo cagnolino smarrito ci racconta un dramma dimenticato, quello di Cipro la cui capitale, Nicosia, è rimasta l’unica al mondo ad essere spaccata in due.

IL DRAMMA CIPRIOTA

Dal 1974 Nicosia è spaccata in due

Dopo l’invasione turca del’74, infatti, i greco-ciprioti si rifugiarono nella zona meridionale, divenuta capitale ufficiale della Repubblica cipriota che dal 2004 è membro della UE, mentre il territorio settentrionale si autoproclamava Repubblica Turca di Cipro del Nord, a tutt’oggi non riconosciuta dalla Comunità internazionale, ovviamente fatta eccezione per la Turchia. A garantire la pacifica convivenza tra le due comunità, ma anche il rispetto della legge secondo la quale nessun animale, pianta o prodotto può passare dal settore turco di Cipro a quello greco e viceversa, fu creata una zona/cuscinetto – chiamata verde – controllata dai caschi blu dell’Onu. Sotto la patina del disimpegno Piperides descrive la devastante tragicità di un mondo in cui durezza della legge e (dis)umana stupidità impediscono a persone della stessa nazionalità, spesso legate tra loro da vincoli famigliari e affettivi, di sentirsi tali e interagire liberamente. Di fronte al muro di gomma degli inflessibili tutori dell’ordine costituito si staglia la “mollezza” dolente di un’umanità irrisolta, così disillusa e priva di certezze da accontentarsi di vivere di espedienti, senza nemmeno cercare di trovare e/o recuperare la propria dignità identitaria.

LA TRAMA

Un’umanità esemplarmente incarnata dal protagonista Yiannis, musicista greco-cipriota alla deriva sentimentale, finanziaria e lavorativa, e da Hasan, un apolide privo di documenti che si è insediato con la sua famiglia in quella che, prima dell’occupazione turca, era stata la casa dei genitori del primo. Due persone pacifiche, piuttosto ingenue e d’indole altruista, a differenza del piccolo malavitoso locale Tuberk, che per una serie di sfortunate circostanze presto si unisce a loro in quella che assume sempre più i tratti di una disperata corsa contro il tempo, avendo Yiannis già in tasca un biglietto per espatriare in Olanda, dove progetta di ritentare la fortuna come musicista. Sia Yiannis che Hasan nella prima parte del film mostrano la propria incapacità di reagire adeguatamente all’ennesimo colpo basso che il destino riserva loro, ma nell’epilogo, proprio grazie al doloroso percorso di privazione e confronto col diverso da sé che sono costretti a intraprendere, sembrano inaspettatamente ritrovare la strada della speranza e di un rapporto nuovo con sé e con gli altri. Sullo sfondo di una fatiscente Nicosia, oggetto della citata contesa greco-turca da ben 45 anni, si svolge la storia del bastardino Jimi, comprato da Yiannis prima di essere lasciato da Kika, la sua ragazza, stanca di stare con un uomo pasticcione e inconcludente. L’evento scatenante dei tre giorni in road movie narrati nel film è la fuga da casa di Jimi, che un bel giorno, ignorando leggi e divieti, supera la zona verde, raggiungendo il settore turco. Iniziano a quel punto i tentativi disperati di riportarlo indietro da parte di Yiannis e dei suoi involontari compagni di viaggio, cui a un certo punto si aggrega Kika, a propria volta incapace di rinunciare per sempre a Jimi.

IMPEGNO E IRRESISTIBILE LEGGEREZZA

Sospeso tra il realismo a tratti surreale di Kaurismaki e l’impegno, pesante nella sostanza quanto lieve nella forma, di Mihaileanu o del Peter Cattaneo di Full monty, capaci come lui di unire mirabilmente denuncia sociopolitica e impareggiabile leggerezza, Piperides fa di, Torna a casa, Jimi! – Dieci cose da non fare quando perdi il tuo cane a Cipro un road movie-parabola sullo straniamento di un mondo diviso da confini rigidi quanto insensati, che anziché favorire la pacifica convivenza tra le genti creano assurde “separazioni in casa” e alimentano il reciproco odio. Il tema viene affrontato dal regista con originalità narrativa, grande sensibilità emotiva e garbato ma irresistibile umorismo, basti pensare alle esilaranti schermaglie tra i tre protagonisti, soprattutto durante il primo incontro col trafficante Tuberk ai bagni turchi, mentre l’incontro/scontro di Yiannis con Kika, che nel frattempo si è rifatta una vita, rivela tutta la fragilità del musicista. Non meno intenso l’epilogo, con un quadrupede non meglio specificato – non vorrei sciupare la sorpresa a chi non avesse ancora visto il film – che, libero e scodinzolante, si fa allegramente beffe della (dis)umana stupidità.

REGISTA E INTERPRETI


L’attore protagonista Bousdoukos e il regista Piperides intervistati per la rubrica
“un caffè con”

Essendo nato e vivendo a Nicosia, il regista mette in scena i paradossi di una situazione che conosce dal di dentro e sulla quale aspira a sensibilizzare l’opinione pubblica. Ecco alcune frasi estrapolate da interviste rilasciate ai media che ci rivelano molto sulla sua visione del mondo e del cinema: “Il filo rosso che univa e unisce tutte le nostre idee è l’apertura: che tu sia greco o turco, non ci devono essere barriere tra esseri umani”.  “Sono cresciuto sentendomi raccontare che i turchi erano il mio nemico. (…) Ho dovuto aspettare l’apertura del check-point, nel 2003, per poter visitare una parte della mia patria dove non avevo mai messo piede. (…) Ho provato la paradossale sensazione che tutta quella estraneità mi fosse familiare! Come accade a Yiannis e ad Hasan, i protagonisti di Torna a Casa, Jimi!, quando inizi a conoscerti e a parlarti, sempre con rispetto dell’altro punto di vista, capisci che è il modo giusto per vivere insieme.” E ancora: “Il cinema è un mezzo per portare il pubblico a vedere le cose da una altro punto di vista, perché (…)il pubblico vuole essere intrattenuto ma vuole anche imparare”. Straordinario il trio di interpreti, tutti assolutamente in parte, dal greco Adam Bousdoukos già noto al grande pubblico italiano per film come Soul Kitchen e La sposa turca, ai turchi Fatih Al nel ruolo dell’”usurpatore” Hasan e Ozgur Karadeniz, interprete del losco Tuberk. 

SIMILITUDINI E CONFINI

immagine tratta dal film Border-creature di confine di Ali Abbasi

Il film di Peperides mi ha ricordato un altro interessante film , per quanto diversissimo per trama e stile, Border-creature di confine, del regista Ali Abbasi, coproduzione svedese-danese premiata a Cannes nella sezione un certain regard, che ha adattato per il grande schermo un racconto dello scrittore scandinavo di genere horror John Ajvide
Lindqvist . Le due pellicole sono infatti accomunate, oltre che dalla elevata qualità artistica, dal farsi veicolo privo di forzature didascaliche di una riflessione socio-politica per molti aspetti condivisa, sebbene confezionata da Abbasi non come commedia ma come inquietante fantasy dal ritmo teso di un thriller. Un messaggio/riflessione che da un lato si scaglia contro l’antropocentrismo, mostrando come le “razze non umane” possano rivelarsi, e sovente di fatto siano, superiori a noi, troppo spesso carnefici e insieme vittime di un orgoglio autoreferenziale e di pregiudizi che moltiplicano le nostre fragilità, dall’altro contro l’assurdità di confini e muri che riescono solo a raggiungere l’obiettivo di alimentare l’odio dei “diversi” che vorrebbero tenere lontani, spingendo loro e anche altri a compiere gesti folli pur di raggiungere l’al di là del muro. Non a caso la parola-chiave che fa da trait d’union tra le due pellicole, è “border”, confine, per quanto riguarda il film greco nome del negozio di biancheria intima accanto alla casa di Yiannis, dalla cui ironica immagine il film inizia e finisce, per quanto concerne la pellicola di Abbasi così programmaticamente centrale da esserne il titolo, nella versione originale semplicemente “Gräns”. Torna a casa, Jimi! – Dieci cose da non fare quando perdi il tuo cane a Cipro di Marios Piperides:
Quando l’Arte arriva laddove si fermano politica e (dis)umana inettitudine. Un irresistibile inno al No bordertra umanissimo sentimento, travolgente ironia e struggente nostalgia di ciò che gli uomini potrebbero essere se smettessero di farsi del male da soli.

Matera capitale europea della cultura 2019 e il ruolo del WFF nella sua rinascita

Tra i colori della Palestina e le magiche luci dei camini delle fate si snodano i Sassi di Matera, tra i quali è nato il primo Festival internazionale interamente dedicato alla letteratura femminile, il WFF, women’s fiction festival che ha avuto un ruolo centrale nella sua rinascita, contribuendo a farle meritare il titolo di capitale europea della cultura 2019, in aggiunta al preesistente
patrimonio mondiale dell’umanità . Pur avendo potuto viaggiare molto meno di quanto mi sarebbe piaciuto, nella mia vita ho avuto modo di visitare tanti bei luoghi e altrettante splendide chiese, ma Matera, coi suoi sassi e le sue chiese rupestri, ha un quid che la rende unica. L’incanto della città dei Sassi, oggi simbolo del riscatto del Sud, nasce dall’incontro di diverse magie destinate a esaltarsi l’un l’altra, quella di un semprevivo passato e di un presente spalancato sul futuro, di un antico splendore materiale e di una bellezza emanata, oltre che da una vivacità culturale assolutamente imprevedibile sino agli anni ’60 e a cui il WFF ha dato come accennato sopra un significativo impulso, da un senso di trascendenza in virtù del quale chi s’inerpica tra i Sassi o lungo gli itinerari che portano alle chiese rupestri ha la struggente sensazione di vivere in una dimensione ”altra”, quasi metafisica. Sensazione che si avverte in modo particolare nel raggiungere Santa Maria De Idris, scolpita nella parte più alta dello sperone Monterrone, immagine senza tempo non di semplice religiosità ma di una spiritualità capace di permeare di sé il mondo circostante.

Dall’alto della rupe del Monterrone il panorama è mozzafiato e ci si sente vicini, se si è credenti a Dio, se non lo si è, alla bellezza motore del mondo

Dal “Medioevo” degli anni ’60 al ruolo del WFF nella rinascita di Matera

Il womem’s fiction festival: storia di una piccola/grande rivincita femminile, perché niente può fermare le donne che sognano, immaginano, creano

Come ci ha raccontato la strepitosa guida che ha accompagnato me e altri turisti curiosi a visitare, insieme al Sasso Caveoso e al Barisano, l’interno di una casa/caverna, negli anni ’60 i materesi erano ancora gente poverissima e perlopiù analfabeta, ma con un forte senso di condivisione e solidarietà. Famiglie allargate, spesso composte da coppie vecchie e giovani corredate da uno sterminato stuolo di figli, vivevano del tutto all’oscuro del boom economico, in condizioni igieniche del tutto precarie, tra rivoli d’acqua piovana incanalata per le necessità domestiche che scorrevano nelle vicinanze del letto, promiscuità con asini, capre e altri animali e rudimentali bacili per i bisogni corporali.   E se Matera ha potuto rinascere culturalmente, ciò è avvenuto anche grazie alla grande qualità/attrattività di quel women’s fiction festival o festival internazionale della letteratura femminile, che nel 2019 celebra la sua quindicesima edizione e che ha già richiamato nella città dei Sassi moltissimi visitatori, ospitando e  premiando anche autrici di fama mondiale come Clara Sanchez, ma anche alla sua formula organizzativa, estremamente innovativa e funzionale alle esigenze di tutti gli attori della filiera editoriale. Il women’s fiction festival infatti, oltre ad essere una preziosa finestra sulla narrativa al femminile e sullo stato attuale/prospettive future del mercato editoriale italiano e internazionale, al proprio interno ha una sezione-ponte tra chi scrive e chi legge, la Borsa del Libro. La Borsa garantisce agli scrittori, sia già affermati che esordienti, l’ascolto in tempo reale (pitching) dei progetti relativi ai propri inediti da parte di editor/agenti letterari precedentemente opzionati tra quelli presenti al festival, e al contempo la possibilità di prenotare una consulenza professionale in merito personalizzata (Ask a Pro). Il WFF è ideato, promosso e organizzato dall’ente senza fini di lucro “Associazione Matera Letteratura”, che annovera tra le fondatrici Giuditta Casale, ideatrice del blog Giuditta legge, e ha come vicepresidente Maria Paola Romeo, socia dell’agenzia letteraria milanese Grandi & Associati e direttrice editoriale di Emma Books, a sua volta innovativa casa editrice digitale dedicata alla narrativa femminile.

Dalla Matera di Carlo Levi a quella di oggi.

Cosa avrebbe pensato l’autore di Cristo si è fermato ad Eboli della Matera patrimonio dell’Umanità e capitale europea della cultura 2019?


È difficile immaginare miglior scenario, per ospitare la prima celebrazione a tutto campo della creatività femminile, di una delle più antiche città del mondo, il cui atavico legame con la terra è simboleggiato dallo stesso fascinoso nome. Ancora più difficile è non pensare a Carlo Levi e non chiedersi cosa avrebbe pensato dei manifesti che incoronano Matera patrimonio dell’ Umanità e capitale culturale europea, oltre che della creatività femminile tramite il WFF, lui che nel suo celeberrimo Cristo si è fermato a Eboli aveva descritto gli oscuri rituali, le credenze superstiziose e la quotidiana lotta per sopravvivere di un mondo rimasto ai confini della civiltà, con un rispetto intriso di tristezza e affettuosa partecipazione. Ne sarebbe molto probabilmente rimasto stupefatto quanto felice, ed è bello immaginare gli splendidi quadri che avrebbe concepito per immortalare la “magia” del risveglio della città dei sassi, simbolo del riscatto meridionale,  un riscatto che trova il suo principale motore nella creatività femminile.

SULLA (IN)UTILITA’ DI UN NUOVO BLOG LETTERARIO

Mi sembra di sentire le vostre obiezioni sull’utilità di un nuovo blog letterario, per di più contenente inediti, considerato il surplus di grafomani che c’è in giro! Premesso che il mio blog vuol essere uno spazio aperto di riflessione sulla cultura, in modo particolare sulla lettura/scrittura, in cui possa ritrovarsi e confrontarsi chiunque ne condivida la passione, piuttosto che una vetrina per autori in attesa di pubblicazione, capisco la vostra reazione e vi darei pienamente ragione, se non fosse per un particolare spesso trascurato. Si dà per scontato che gli esordienti in cerca di editore che non hanno mai vinto concorsi di un certo prestigio e non sono mai stati raccomandati da agenti letterari e affini siano sempre schiappe, mentre chi è riuscito a farsi pubblicare da editori degni di tale nome sia, se non un genio, quanto meno meritevole di considerazione. Qualche tempo fa ho letto in merito un articolo, peraltro ricco di suggerimenti molto utili per gli aspiranti scrittori – chiedo scusa al bravo autore ma purtroppo non ne ricordo il nome – in cui si diceva che, a meno di non saper proprio scrivere, se si è molto motivati è inevitabile trovare prima o poi un editore disposto alla pubblicazione. Su questo punto devo dissentire perché, pur essendo probabile che nella maggioranza dei casi sia così, sono certa che  non lo sia sempre.

SONO SEMPRE I MIGLIORI A ESSERE PUBBLICATI?

Mi è capitato di leggere testi pubblicati da grandi case editrici che avrebbero potuto – e talvolta forse dovuto – rimanere nel cassetto dei loro autori e al contrario leggere lavori degni di pubblicazione che hanno collezionato un’infinita serie di no e solo raramente sono giunti alla meta (uno dei casi più clamorosi degli ultimi tempi è quello di Crocifisso Dentello che, dopo un’infinita serie di infruttuosi tentativi raccontati in diretta, ha trovato “casa”, prima presso Gaffi poi con La nave di Teseo; la domanda che sorge spontanea è se l’autore avrebbe avuto la stessa sorte qualora non fosse stato un seguitissimo blogger, e ciò senza nulla togliere alla sua indubbia bravura né al noto “coraggio” dei suoi editori).

MENO MALE CHE ESISTE L’EDITORIA INDIPENDENTE

Che le ragioni in base alle quali gli editori scelgono di pubblicare o meno non siano legate solo alla qualità della scrittura è un dato di fatto,
in una certa misura inevitabile, trattandosi pur sempre di imprenditori, sebbene atipici, per ribadire il quale non serviva certo un nuovo blog letterario In giro ci sono diversi bravi editor, soprattutto di certa eccellente editoria indipendente che fiutano il talento “puro” e osano pubblicarlo anche quando, essendo in controtendenza rispetto ai gusti del grande pubblico o comunque di non semplice approccio, oltre che un assoluto anonimo senza contiguità col mondo editoriale come nel caso di Dentello, non dà grosse garanzie di successo commerciale (per citare due esempi, Fazi ha recentemente puntato sul primo romanzo, tutt’altro che facile ma di straordinario fascino, di Roland Schimmelpfennig che, pur essendo il più famoso drammaturgo tedesco contemporaneo, da noi è poco più che un illustre sconosciuto, E/O ha a suo tempo scommesso su una sconosciuta esordiente certamente non conciliante verso ciò che fa tendenza/moda, aiutandola a diventare Elena Ferrante). Ma si tratta di scelte coraggiose e largamente minoritarie, che confermano una volta di più il ruolo nevralgico dell’editoria indipendente all’interno del panorama editoriale italiano, grazie alla sua capacità d’ innovazione, alla vivacità e all’eccellente talent scouting che solitamente la contraddistinguono.

LE VARIABILI DELLA PUBBLICAZIONE

Per capire i criteri che normalmente presiedono alle scelte editoriali bisogna tener conto di diverse variabili indipendenti rispetto alla qualità della proposta, a iniziare da quelle economiche. Qualche anno fa un conoscente che aveva al suo attivo già vari romanzi, pubblicati da alcune delle più grosse case editrici italiane, mi ha riferito quanto dettogli dal suo direttore editoriale, secondo il quale sono “pappabili” solo gli autori il cui potenziale ritorno economico è di dieci volte il costo della loro pubblicazione, ovviamente a meno che non si tratti di parenti, amici o insostituibili collaboratori.

L’IMPORTANZA DI ESSERE RICONOSCIUTI

Il prolungato rifiuto da parte degli editori, pur ferendo alla lunga anche i writers più irriducibili, credo produca effetti diversi a seconda che il rifiutato sia uno scrittore una tantum o uno di quelli per cui scrivere è da sempre il modo privilegiato di comunicare col mondo, quelli che già da piccoli non potevano fare a meno di scrivere di tutto. Premesso che meritano entrambi l’identico rispetto e lo stesso augurio di farcela, i secondi sono destinati a sentirne molto di più il peso. Essendo per loro la scrittura non uno dei tanti sogni nel cassetto ma “il” sogno – oltre che una concreta realtà fatta anche di tanta fatica e rinunce – di tutta una vita, il persistente rifiuto a pubblicare i loro inediti equivale a una sorta di disconoscimento di ciò che nel proprio intimo sentono di essere e dunque di se stessi in quanto persone. Per tutto questo penso che, ritornando al focus dell'(in)utilità di un nuovo blog letterario, offrire (soprattutto a) loro uno spazio confronto e un minimo di visibilità/riconoscimento, sia importante. Spesso servirà a poco, in molti casi forse solo a far perdere tempo a me e a voi, ma se aiuterà a far emergere anche uno solo di noi sentirei che il mio (tanto) lavoro non è stato vano. Grazie e buona lettura/scrittura a tutti. Giorgia

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén