In un tempo lontano, ma così lontano che nessuno se lo ricorda più, sulle pendici di una collina, al centro del regno di Va-Su-Là, c’era un paesino chiamato Pepparegna.    L’unico lavoro consentito alle donne del villaggio era occuparsi della casa e dei figli, a meno che non si trattasse di singole, cioè di creature così straordinariamente belle o spaventosamente brutte, incredibilmente fessacchiotte o eccezionalmente intelligenti, da avere raggiunto la maggiore età  senza trovare uno straccio di marito. Ma non trovare marito era in quei tempi una vera disgrazia. Le singole infatti potevano uscire solo per lavorare o fare la spesa e anche in tali occasioni, se venivano sorprese a parlare con qualche sposato – uomo o donna che fosse – venivano multate per intralcio alla tranquillità familiare e dipinte con una pittura multicolor in segno di disprezzo. Per tale ragione erano state soprannominate “zitte”; solo che nella pronuncia pepparegnese, poco incline a far sentire le doppie, la predetta parola si trasformava immancabilmente in “zite”, da cui è poi derivato il famoso nomignolo “zitella”.

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