Categoria: LIBRI

LE REGOLE DEL TÈ E DELL’AMORE DI ROBERTA MARASCO: UNA DONNA IN CERCA DI SÉ, GUIDATA DAL TÈ E DALL’AMORE

Le regole del tè e dell’amore, pubblicato da Tre60, è il primo romanzo scritto senza pseudonimo da Roberta Marasco, scrittrice (il suo ultimo romanzo è Lezioni di disegno) ma anche traduttrice nonché ideatrice di un interessante quanto originale blog, rosapercaso-il blog femminista che parla d’amore, di cui lei stessa in un’intervista ha detto:

“Il femminismo rosa è il punto di incontro fra le battaglie femminili e la letteratura rosa, fra i diritti delle donne e il nostro bisogno di emozioni, fra le rivendicazioni di autonomia e il sogno del lieto fine. E non si tratta, come verrebbe spontaneo pensare, di volere un rosa popolato di eroine forti e ribelli o di tematiche femministe. È il rosa in sé, in quanto tale, a essere femminista. Soprattutto quello di oggi, in cui la realizzazione sentimentale passa sempre più spesso per una realizzazione personale, tanto che si può dire che l’amore quando arriva è un premio, non uno strumento. Ma non solo.”

LA TRAMA

Cerchiamo tutti le risposte, ma sono le domande a tenerci in vita, non le risposte”  

Elisa, la protagonista, è una giovane donna come tante, col suo bagaglio di fragilità, paure e sogni, e una peculiarità: è da sempre appassionata di tè, ai cui magici riti preparatori è stata iniziata dalla madre durante l’infanzia. Un’infanzia difficile, vissuta senza padre, della cui identità Elisa non ha mai saputo nulla, e accanto a una madre troppo austera e incapace di dimostrare il suo affetto. Unico punto di riferimento l’empatica zia, sostituita dopo la morte dalle amiche del cuore, Alessandra e Ornella.

Condizionata dai suoi vuoti affettivi e dal senso d’inadeguatezza che gliene è derivato, la ragazza rifugge il suo grande amore Daniele, finché il casuale ritrovamento di una scatola di tè con un’etichetta che riporta la scritta ROCCAMORI – nome di un antico e un tempo celebre borgo umbro – la spinge a cercare di dipanare il segreto del “tè proibito” della madre, ricerca che la porterà a conoscere la magica Casa delle camelie e, insieme alla scoperta dell’identità paterna e della personalità nascosta di Daria, a comprendere finalmente le priorità della sua vita.

ANALISI DEL ROMANZO

Lo stile di Le regole del tè e dell’amore è molto coinvolgente, elegante e insieme di agile quanto piacevole lettura. L’autrice mostra una grande capacità di scavare nei tortuosi meandri della psicologia dei personaggi, trasmettendoci le loro emozioni con una tale vividezza che chi legge il romanzo non può fare a meno di condividerle. Le tematiche sul tappeto sono tante: insieme al filo conduttore della ricerca di sé e del proprio posto nel mondo c’è la solidarietà tra donne che sa essere più forte di qualunque maledizione, la difficoltà di amare e aprirsi agli altri legata a un passato difficile, con cui è indispensabile fare i conti per poter sviluppare quel senso di appartenenza che fa sentire “parte di qualcosa”, e infine, per citare le parole usate dall’autrice in un’intervista, “il rapporto fra regole e felicità e la difficoltà, a volte, di vivere la felicità senza sensi di colpa”.

Sviluppato lungo più assi temporali – al tempo presente si alterna quello di nove anni prima, quando la protagonista ventenne incontra per la prima volta Daniele, di cui s’innamora subito pur scegliendo di separarsene, e quello della giovinezza della madre, in cui si svelano i segreti di quest’ultima – il romanzo è un ben costruito puzzle da cui emerge un intenso ritratto famigliare. Un ritratto straordinariamente empatico, che si snoda tra romanzo di formazione e rosa con venature di mistery, dalle cui pagine sprigiona un avvolgente profumo di camelie e di tè.

LIBRO/TÈ “A INFUSIONE LUNGHISSIMA”

Ma Le regole del tè e dell’amore – libro/tè “a infusione lunghissima”, come lo ha definito l’autrice – è soprattutto un inno all’amore e alla vita, al coraggio e alla forza che quest’ultima spesso ci chiede come prezzo da pagare per scoprire noi stesse e il nostro posto nel mondo. Un coraggio che dobbiamo per forza trovare, ci suggerisce Roberta Marasco tramite Elisa, perché solo trovandolo e riuscendo a “cambiare rotta” è realmente possibile aprirsi all’amore e alla gioia. E perché ciò che non bisogna mai fare, pena la condanna all’incapacità di amare e all’infelicità, è rinunciare a se stesse/i, sia pure in nome di una pretesa “generosità” che in realtà nasconde la paura di mettersi in gioco e perdersi in chi si ama.

Personalmente ho trovato un po’ riduttivo ingabbiare Le regole del tè e dell’amore nel sia pur dignitosissimo genere “rosa” . Volendolo a tutti i costi etichettare lo definirei piuttosto un romanzo di femminismo rosa ( al pari del bellissimo blog della stessa autrice citato sopra), popolato da personaggi femminili “forti” nonostante le loro fragilità. Personaggi che, come Elisa, imparano a proprie spese la necessità di conciliare l’amore per se stesse e quello per e degli altri, rifiutando, malgrado le spinte in tal senso di un’ancestrale cultura, di rinunciare a inseguire i propri sogni per vivere all’ombra delle vite altrui

ENCICLOPEDIA DEL TÈ E INVITO A NON RINUNCIARE MAI AI PROPRI SOGNI

Vera e propria “enciclopedia del tè”, che viene declinato nelle diverse qualità caratterizzanti le specie più pregiate e nei suoi rituali preparatori, il romanzo è un’irresistibile fonte attrattiva per gli amanti della celeberrima bevanda e per tutti coloro che vorrebbero imparare a prepararla e gustarla meglio, ma è anche e soprattutto un convincente messaggio/invito a vivere la vita nella sua pienezza, perché la paura che impedisce di farlo porta la morte prematura dentro la vita.

“Se la vita è come una tazza di tè significa che qualcuno di noi è l’acqua e qualcun altro il tè. Ci sono persone che pensano di poter cambiare ciò che le circonda, che vogliono lasciare il segno, dare il proprio sapore alle cose. Sono le persone che si tuffano nella tazza, impavide e impazienti. Le persone che si raccontano. Le persone tè. Poi ci sono le persone che aspettano, che accolgono, che cambiano colore a seconda degli umori altrui. Attendono, liquide e trasparenti, le foglioline di tè che danno sapore alla loro vita. Sono le persone che ascoltano. Sono le persone acqua.

 Le regole del tè e dell’amore: lo struggente cammino di una giovane donna verso la conquista di sé, sotto la guida dei “sapori del mondo”: quello del tè e quello dell’amore, perché Il tè traccia le vie del cuore. E le vie del cuore ci portano sempre più vicini a noi stessi.

“TEMPO CURVO A KREMS” DI CLAUDIO MAGRIS: UNO STRAORDINARIO PUZZLE DI RIFLESSIONI SUL CONCETTO DI TEMPO


Tempo curvo e Krems”, recentemente pubblicato da Garzanti, è l’ultimo libro di Claudio Magris, reduce dai festeggiamenti dei suoi straordinariamente briosi e “giovani” ottant’anni. Si tratta di una raccolta di racconti in cui piccoli avvenimenti della vita dei protagonisti offrono all’autore l’occasione di riflettere intorno al concetto di tempo, con l’acume, la profondità filosofica e il poetico nitore che contraddistinguono la sua scrittura. Un tempo che ciascuno ha il proprio modo di vivere e di adeguare a se stesso, compatibilmente coi limiti che la vita gli impone.

IL CUSTODE

Nel primo, magistrale racconto della raccolta, Il custode, protagonista è un imprenditore di successo che, sdoppiandosi, riesce a caricare il peso degli anni sul vecchio se stesso, alleggerendone l’attuale  e permettendogli di ritrovare uno sguardo “pirandellianamente” nuovo, libero dai bisogni del mondo, per quanto non “misticheggiante” come quello di Vitangelo Moscarda, che in Uno nessuno centomila ritrovava un’accettabile dimensione di vita solo nella totalizzante fusione con la natura. Uno sguardo in cui la “necessità di comandare”, scudo contro lo smarrimento del sentirsi solo in un mondo gelido e ostile, cede posto alla libertà di essere interamente se stesso e sfogare il proprio desiderio/bisogno di servire anziché essere servito.

IL TEMPO RITROVATO

Pur all’interno di un puzzle di temi “forti” tra cui la fragilità che si nasconde dietro l’esercizio del potere, il perno attorno al quale ruota Il custode è in sostanza il tempo ritrovato, il lusso talora concesso dall’età matura di gettare le maschere che, per ragioni auto o etero imposte, per la maggior parte della vita si è stati costretti a indossare, e poter finalmente essere/fare ciò che realmente si desidera

NELLA CITTÀ, TRA I PALAZZI CONTEGNOSI E LE NAVI CHE ENTRAVANO NEL POSTO, NON SI POTEVA PIANGERE PER RICACCIARE GIÙ QUEL GROPPO CHE SI SENTIVA IN GOLA, LO SGOMENTO DEL BAMBINO SPERDUTO NELL’OSTILITÀ DELLE COSE E DEGLI UOMINI UGUALMENTE PRONTI A FERIRE. NON RESTAVA ALTRO CHE ALZARE IMPERIOSAMENTE LA VOCE, PARLARE PIÙ FORTE E PIÙ DURO DEGLI ALTRI (…). POI UNA MATTINA QUANDO SI ERA ALZATO QUELLO SGOMENTO SOTTACIUTO NON C’ERA PIÙ., ERA VOLATO VIA COME UN UCCELLO DAL FOLTO SCURO FOGLIAME. FORSE ERA ANDATO A POSARSI SULLA SPALLA DELL’ALTRO, QUELLO CHE ANCORA FIRMAVA DECISIONI IMPORTANTI, PUR COMPRENDENDOLE SEMPRE MENO. LUI SI ERA TROVATO D’IMPROVVISO LIBERO, SOLO INCURIOSITO E NON PIÙ ASSILLATO DALLE COSE, SI TOGLIEVA DALLE TASCHE LE PIETRE RACCOLTE IN TANTI ANNI E CORREVA PER I PRATI, COME A HANNDSORF, SENZA PAURA NÉ BISOGNO DI NIENTE.

TEMPO CURVO A KREMS

Non meno splendido Tempo curvo a Krems, da cui è tratto il titolo della raccolta. Dall’insistente affermazione di una petulante signora, unitasi al piccolo gruppo di ammiratori  che festeggiano il dotto conferenziere protagonista del racconto – affermazione palesemente falsa ma ciononostante gradita all’uomo per ragioni legate al suo passato – prende avvio una trascinante, intellettualmente complessa e al contempo intrisa di lirismo struggente, dissertazione sul tempo, come dimensione ordinaria e insieme straordinaria dell’umano esistere. Un tempo i cui confini talora si perdono, confondendo tra loro il passato e un presente nel quale “la luce della vita è offuscata dall’angoscia di vivere

I

TEMPI FUTURI E PASSATI. UN SOLO PUNTO, UN SOLO TEMPO… UN INFINITO PRESENTE? RECITIAMO FORSE IN DUE SPETTACOLI, UNO LINEARE E UNO CIRCOLARE (…). È FORSE QUESTO, O QUALCOSA DI SIMILE A QUESTO, IL CONO DI LUCE ALL’INFINITO IN CUI NON C’È ORDINE TEMPORALE NÉ CAUSALE, REGIONE FUORI DAL TEMPO?”

Tempo curvo a Krems: lo straordinario puzzle di riflessioni intorno al concetto di tempo di uno dei più grandi intellettuali/scrittori italiani di sempre

IL MOVIMENTO DEI SOGNI: L’INCREDIBILE RITORNO ALLA VITA DI ELEONORA CALESINI DOPO 42 ORE SOTTO LE MACERIE

Il movimento dei sogni, edito da Fandango Libri e scritto da Eleonora Calesini/Debora Grossi, è una storia vera che ci racconta del difficile ma inarrestabile percorso di riapertura alla vita da parte di chi ha subito un trauma. Si tratta infatti di un romanzo autobiografico, che racconta la vicenda umana di Eleonora, ultima sopravvissuta al terribile terremoto che nel 2009 sconvolse l’Aquila.

LA STORIA DI ELEONORA

Era il 6 aprile del 2009, 10 anni e un mese fa, poco dopo le 3 di notte. A conclusione di un lungo iter che aveva già seminato paura tra la popolazione ma che gli esperti avevano definito “sciame sismico”, era arrivata la scossa più forte, destinata a trasformare in un cumulo di macerie il palazzo in cui Eleonora abitava e a mettere in ginocchio l’intera Aquila. Dopo ben 42 ore di ininterrotte e febbrili ricerche Eleonora fu estratta dai soccorritori, viva, ma con una mano e una gamba schiacciate dal cemento. Da allora la ventenne di Mondaino, un paese a pochi chilometri da Rimini, studentessa della prestigiosa scuola di cinema “Accademia dell’Immagine”, ha cominciato il suo graduale riavvicinamento alla vita e alla normalità. Pur essendo una sportiva non ha più potuto giocare alla sua amata pallacanestro perché il piede le è rimasto semiparalizzato e la mano senza forza. Ma dopo essere stata sul punto di morire il suo modo di guardare la vita è cambiato : «Non mi manca praticare sport, prima era fondamentale. Ma vedo il mondo diversamente, ci sono cose più importanti.”

LA TRAMA: DALLA NORMALITA’ ALLA SCOSSA CHE CAMBIA TUTTO

A L’Aquila Eleonora – Elly per i genitori ed Ele per gli amici – condivideva l’appartamento con altre tre studentesse, ma quella tragica sera in casa con lei c’era solo Enza; Chasmine  era tornata al suo paese mentre l’altra coinquilina, Martina, temendo il terremoto era andata a dormire in auto con il fidanzato. Il romanzo inizia col racconto della loro quotidianità, vite “normali”, simili a quelle di migliaia di loro coetanei, fatte di amicizie, amori, ricerca di emancipazione, frustrazioni e sogni. Poi la scossa che cambia tutto, rubando la vita a Enza e permettendo ad Elly di salvarsi per miracolo, dopo quasi due giorni trascorsi, senza sentire nulla perché è sorda dalla nascita, in mezzo alla «Paura, tantissima paura. E quel buio. Il tempo che non passava mai» Ma il terremoto ha effetti devastanti anche sulle altre due amiche, riempiendole di dolore e sensi di colpa per non aver convinto Enza ed Elly a seguire il loro esempio, abbandonando a propria volta l’appartamento. (“COME FACCIO A NON SENTIRMI IN COLPA SE IO SONO QUI E LORO SONO LA’ SOTTO!” – dice disperata Martina alla madre che cerca di consolarla)

ASPETTI CARATTERIZZANTI IL ROMANZO

Il movimento dei sogni descrive, con stile fluido ed efficace e una partecipazione emotiva che, senza scadere mai nel pietismo, suscita grande empatia, anche il dramma “di riflesso” vissuto dai famigliari e amici delle 4 ragazze, a iniziare dai genitori di Eleonora, che, malgrado i ricorrenti momenti di panico, nemmeno per un momento si rassegnano alla sua perdita, e l’abnegazione dei soccorritori, schivi eroi trascurati dai media. Impariamo così a conoscere la competenza e l’umanità di Raffaele, capo della squadra USAR, adibita al soccorso urbano in condizioni estreme, la generosità e la tenacia di Andrea, alla guida di eccellenti mezzi e di una squadra di volontari esemplarmente organizzati, la forza d’animo e lo straordinario coraggio di Claudio che, mentre è affondato nelle viscere della terra per salvare Elly, dinnanzi all’ennesima scossa dice: “Non ci fermerà!”

L’INELUDIBILE FORZA DEI RICORDI

Infine, il ritorno alla vita di Eleonora, estratta dalle macerie tra la commozione e gli applausi dei presenti Ma i ricordi del terrore vissuto, malgrado i tentativi di respingerli, riaffiorano sotto forma di sogni/incubo, alternandosi in modo quasi schizofrenico alla realtà e rischiando talora di sovrapporvisi. Questo è il contenuto della seconda parte del romanzo e in definitiva il suo filo conduttore: la strenua lotta di Eleonora per difendere il suo futuro e ricomporre il lancinante dissidio tra passato e presente. Una lotta descritta con efficacia e un lirismo che si fa struggente nel delineare il conflitto tra una quotidianità finalmente normalizzata e il persistente terremoto interiore

SONO PASSATI ORMAI 3 ANNI. (…) MI SONO COSTRUITA UNA VITA DIVERSA, CERCANDO DI CHIUDERE UNA PORTA SUL PASSATO, MA IMPROVVISAMENTE UNA FOLATA DI VENTO È IN GRADO ID RIAPRIRLA NEI MOMENTI IN CUI PIÙ MI SENTO TRANQUILLA.

CHE LA FORZA SIA CON VOI

Perché siamo fatti non solo dal nostro DNA ma anche da ciò che abbiamo vissuto; i ricordi, per quanto terribili, non si possono cancellare, e del resto farlo significherebbe disconoscere una parte di noi stessi. Possiamo solo imparare a conviverci, facendo in modo che non ci impediscano di inseguire i nostri sogni e di vivere la vita che abbiamo scelto. “Che la forza sia con voi”, aveva scritto Eleonora su un biglietto affisso alla porta d’ingresso del suo appartamento distrutto. È Questo che Elly ha fatto e che col suo libro implicitamente suggerisce di fare a chiunque dovesse trovarsi in una situazione analoga alla sua: trovare in se stessi la forza di guardare al futuro malgrado il peso del passato. Un messaggio forte e indimenticabile nella sua semplicità.

IL MOVIMENTO DEI SOGNI di Eleonora Calesini e Debora Grossi: lo struggente ritorno alla vita della ragazza sopravvissuta per 42 ore sotto le macerie del terremoto dell’Aquila

ORA CHE SONO NATO DI MAURIZIO FIORINO: LA TRAGICOMICA STORIA DI EMANCIPAZIONE DA UNA FAMIGLIA DISFUNZIONALE



Ora che sono nato è il terzo e ultimo romanzo del trentacinquenne Maurizio Fiorino, fotografo che ha realizzato mostre nelle più importanti gallerie romane e newyorkesi e come scrittore ha esordito con Amodio, seguito da Fondo Gesù, due interessanti romanzi incentrati entrambi sulla “gioventù bruciata” della sua terra d’origine, Crotone, e pervasi di “pasoliniana ferocia” Col terzo lavoro Fiorino si addentra tra i cocci insanabili di una “famiglia altamente diseducante”. Pur non essendo un memoir la storia ha molto di autobiografico: “ho deciso di mostrare tutte le mie cicatrici” ha dichiarato l’autore in un’intervista. Trattandosi di materiale che si addentra nella carne viva del personale percorso umano dell’artista, rispetto ai lavori precedenti il suo sguardo si fa più pacato. Non c’è nessun odio, nessuno spirito revanchista o vendicativo, solo l’urgenza di esprimere tutto il non detto, di mostrarlo senza reticenze a se stesso e agli altri, in una dolce/amara catarsi liberatoria.

LA TRAMA

La famiglia Goldino, in cui nasce il protagonista, Fortunato detto Nato, si compone di una madre nevrotica, egoista e opportunisticamente ipocondriaca, un padre debole, inconsapevole dei propri limiti e scaramantico ai limiti del patologico, una sorella così annoiata dalla verità da non poter fare a meno di sostituirla con immaginifiche bugie e un fratello “bulletto balbuziente”. Una famiglia stravagante fatta di cinque individui chiusi ognuno nel proprio egoistico microcosmo e tenuti insieme da un ben poco efficace scotch, ma che presenta molti aspetti facilmente rinvenibili nella realtà. Basta infatti pensare a quante situazioni abbiamo vissuto noi stessi e /o conosciamo, tra parenti, amici e conoscenti vari, in cui i figli vengono quotidianamente usati da coppie scoppiate come i genitori di Nato, prima come estremo collante per restare uniti malgrado non abbiano più nulla da dirsi, poi come merci di scambio. Anche se mancano le pernacchie e i colpi di tosse di Tina Griace e le corna scaramantiche di Beppe Goldino sono sostituite da raffinati modi borghesi, l’essenza resta la stessa.

VOLEVO DIVENTARE UNA SPACE GIRL


IL SOGNO DI NATO ERA DIVENTARE UNA SPACE GIRL

All’interno di cotanto “nido” la vita del giovane Nato , che sogna di diventare una Spice Girl e scopre lentamente la propria omosessualità, scoperta di cui in principio si vergogna e si guarda bene dal rendere partecipi gli altri, temendone la reazione, scorre solitaria e infelice. Ci vorranno i primi amori corrisposti, la graduale presa di coscienza dell’incompatibilità ambientale con la propria retrograda e bizzarra famiglia e il primo successo della sua vita – una borsa di studio per “il tema più bello d’Italia”, che gli offre l’opportunità di studiare per un anno a Parigi – grazie al quale anche i genitori iniziano a guardarlo con occhi nuovi, perché trovi il coraggio di staccare il cordone ombelicale che malgrado tutto lo lega ai Goldino, andandosene da casa e sciogliendosi così per sempre dal loro “mortale” abbraccio

SONO NATO E BASTA!


“Alla fine, il titolo mi è arrivato addosso come un fulmine. Ora che sono Nato racchiude tutto il senso del libro”)

I famigliari di Nato sono personaggi tragici e insieme spassosi, a causa della bizzarria di certi tratti caratteriali e/o comportamentali che rasentano la caricatura, senza nulla togliere alla loro profonda autenticità. Il protagonista di Ora che sono nato, un mite la cui indole comprensiva gli permette di provare pietà anche per la madre che lo ha sempre maltrattato, è l’alter ego di Fiorino, che come lui ha avuto una passione precoce per la danza e, a causa di tale attitudine ma soprattutto della conclamata omosessualità, è stato sbeffeggiato e bullizzato sia a scuola che fuori, come ha rivelato lo stesso autore in un’intervista.

La prima volta che misi piede a scuola di danza tutte le bambine scoppiarono a ridere e io mi rifugiai in bagno a piangere. A scuola si sparse la voce che facevo danza e anche lì cominciarono a prendermi in giro. Non sono mai stato picchiato, però. Soltanto una volta in gita in quinta elementare un gruppo di bambini fece il cerchio intorno a me e mi apostrofarono in tutti i modi possibili, tra cui frocio, ricchione e compagnia bella. È l’unico momento che ricordo con terrore della mia infanzia. Mi salvò un mio compagno di scuola, un altro bullo che però prese le mie difese. Francesco. Divertentissimo il racconto, fatto sempre da Fiorino, della controversa nascita del titolo, che poi, dopo tante “capriole”, gli “ è arrivato addosso come un fulmine. Ora che sono Nato racchiude tutto il senso del libro”)

DICHIARAZIONE D’AMORE PER LA LIBERTA’ E LA VITA

La libertà

Il messaggio contenuto nel romanzo è in sostanza che non dobbiamo mai rinunciare ad accettare noi stessi per ciò che realmente siamo e a costringere gli altri a fare altrettanto. Ad accettarci e ad esserne fieri, perché la ricchezza e bellezza del mondo sono date proprio dalla coesistenza di tante “uguali diversitàdi cui ogni essere umano è portatore. Non a caso l’opera ha come destinatari privilegiati coloro che credono nella diversità come valore e che pensano di dover essere sempre se stessi, senza smettere di inseguire i propri sogni. Queste le belle parole usate dall’autore in un’intervista a D-Repubblica:

«Piacerà ai sognatori, a chi ha la forza di resistere, a chi ha deciso di non agitarsi troppo per liberarsi dalle catene: basta prendere la chiave e aprire il lucchetto. Dispiacerà a chi non ha capito che essere diversi è una grazia del cielo».

Ora che sono nato di Maurizio Fiorino: la tragicomica, empatica storia della liberazione dai lacci famigliari  e della conquista di sé da parte di un artista in nuce nel meridione italiano degli anni ’90.

PICCOLO MONDO PERFETTO: LA FAMIGLIA (IM)PERFETTA SECONDO KEVIN WILSON

Oggi ho deciso di parlarvi di un libro molto interessante che ho letto qualche tempo fa, Piccolo mondo perfetto. Si tratta del secondo romanzo dello scrittore statunitense Kevin Wilson, che aveva già ottenuto un notevole successo di critica e pubblico con La famiglia Fang, dal quale nel 2015 è stato tratto dal regista Jason Bateman l’omonimo film, interpretato tra gli altri da Nicole Kidman e Christopher Walken. Nel nuovo lavoro Wilson punta nuovamente la sua attenzione, con acuminata “leggerezza”, sul ruolo potentemente condizionante che la famiglia svolge nell’evoluzione/involuzione dei suoi membri, riprendendo il filo del “meraviglioso dolore”, per citare Hornby, che fungeva da collante nel romanzo precedente. In Piccolo mondo perfetto l’autore continua infatti a riflettere sulla (in)sostituibilità dei legami famigliari e sul prezzo che alcuni genitori sono disposti a pagare, usando i figli come cavie da laboratorio in nome del progresso – per i coniugi Grind scientifico, per i Fang artistico –  e, tacitamente, della propria autoaffermazione. Con sguardo insieme partecipe e distaccato, tra indagine sociologica e osservazione psicologica, struggente tenerezza e disincantata ironia, l’autore segue le vicende dei suoi personaggi, chiedendosi se davvero esista una soluzione ottimale per vivere e far crescere i figli nel migliore dei modi possibili. La risposta che sembra suggerire è che non esistono soluzioni perfette e che a fare la differenza non è l’essere parte di un nucleo affettivo grande o ristretto, ma saper creare autentici legami mantenendo il cuore aperto verso il futuro.

IL PROGETTO FAMIGLIA INFINITA

Pubblicato da Fazi nella traduzione di Silvia Castoldi, Piccolo mondo perfetto racconta le alterne vicende di un “progetto scientifico” denominato famiglia infinita, ma contemporaneamente è una storia di formazione, quella di Preston Grind, divenuto responsabile/coordinatore del progetto stesso, e di Izzy Poole, ragazza-madre unica single inserita ne’ La famiglia infinita. Pagina dopo pagina si scopre che Izzy, dopo aver subito il trauma della precoce perdita della madre, era rimasta sola col padre alcoolizzato e taciturno e si era in seguito innamorata del proprio gentile quanto fragile insegnante d’arte, morto suicida dopo aver saputo della sua gravidanza. Dal canto suo Preston Grind durante l’infanzia era stato sottoposto  dai genitori,tra i più celebri psicologi dell’età evolutiva dell’epoca, a un sistema educativo denominato “della frizione continua”; un metodo consistente nel sottoporre i bambini a continue situazioni di pericolo/stress ai limiti della crudeltà, per poterne studiare le reazioni, monitorandone e sviluppandone le capacità di problem solving. Divenuto un famoso psicologo a propria volta, Preston cerca di utilizzare le drammatiche esperienze subite per aiutare i bambini a vivere un’infanzia al riparo da traumi, proprio perciò si lascia convincere dalla ricchissima imprenditrice Brenda Acklen a realizzare la predetta “famiglia infinita”, una sorta di comune, anche se alla definizione in tal senso data da Izzy lo psicologo ribatte: “Be’, non esattamente. Non è proprio una comune. È una famiglia scientifica”. Si tratta in sostanza di una famiglia sperimentale, allargata a diversi nuclei uniti dal trovarsi in difficoltà, sia pure per differenti ragioni, e che, nel suo porsi come valida alternativa a quella tradizionale, ricorda le famiglie aperte degli anni ’70, frutto della cultura beat/hippy; la differenza tra le due sta negli obiettivi, perché lo scopo primario della “famiglia infinita” non è la liberazione da schemi convenzionali e vincoli ma far sì che “ogni bambino senta che ogni adulto è, in sostanza, suo padre o sua madre e lo ama senza esitazioni o riserve” . Il progetto attuato da Preston prevede infatti la convivenza per 10 anni di 9 coppie coi rispettivi neonati, cui viene aggregata Izzy col figlio Capitolo, in una struttura basata sulla “genitorialità condivisa”, al cui interno i  bambini imparino a considerare tutti gli adulti mamme e papà e i bambini fratelli. La vita nella struttura scorre vivace, tra fierezza consapevole della propria “unica” capacità protettiva verso il caos del mondo e dubbi contagiosi che rischiano spesso di mandare il progetto in frantumi. Stante l’inevitabile imperfezione di un microcosmo basato su esseri umani per loro natura imperfetti, piccole invidie/gelosie, violenti scoppi d’ira, pulsioni sessuali mal controllate e risentimenti sono presenti anche dentro la famiglia infinita, ed è proprio una storia d’amore e tradimento a mostrarne i primi veri segni di cedimento. L’anticipata chiusura del progetto è però la conseguenza della morte della sua ideatrice, la cui ben poco sentimentale erede revoca i finanziamenti concessi dalla defunta al dottor Preston. Malgrado l’amarezza l’imprevista fine viene gradualmente accettata anche dai più riottosi, come lo stesso Preston e Izzy, perché ciò che è fondamentale non finisca mai è solo l’amore, suggerisce Piccolo mondo perfetto.

L’EMPATICA FRAGILITA’ DEI PERSONAGGI DI WILSON

In un’atmosfera sospesa tra leggerezza e profondità, comicità dissacrante e delicata quanto lucida analisi dei grovigli sentimentali, Wilson trasferisce nei suoi personaggi le proprie ansie e paure, di cui ha parlato in un emozionante articolo/verità apparso su Buzzfeed: “Ho sempre dovuto lottare con pensieri indesiderati, con cose orribili che mi arrivano come lampi di luce (…) ho aspettato che Griff mi chiamasse, un brutto pensiero nella sua testa, e io sarei sempre tornato da lui, sempre, per stargli accanto, per tutto il tempo in cui avesse avuto bisogno di me.”È probabilmente anche per tale ragione che le sue donne e i suoi uomini appaiono così empatici nelle loro umane fragilità, veri e capaci di toccare nel profondo il cuore dei lettori. Il personaggio centrale di Piccolo mondo perfetto,  Izzy Poole, è una ragazzina poi giovane donna che, resa determinata dal proprio doloroso passato, reagisce con coraggio alla perdita traumatica dell’uomo amato e non si fa corrompere dalle lusinghe dei suoi ricchi genitori, scegliendo in piena libertà ciò che le sembra meglio per la propria vita e per quella del figlioletto Cap. Attratta da “la famiglia infinita” ne è contemporaneamente intimorita e scettica, ma col tempo e con l’assidua frequentazione del dolce Preston ne diventa la più tenace sostenitrice, nonché il braccio destro dello stesso psicologo nei suoi sforzi di tenere coesi i membri del progetto. Dal canto suo Preston Grind è un professionista generoso e “innamorato” del progetto che coordina, in cui vede l’opportunità di trasformare in bene per gli altri il suo doloroso percorso personale e chiudere i conti coi propri traumi infantili. Schivo e sempre timoroso di perdere il controllo di sé, solo nell’ultima parte del romanzo Preston realizza che saper abbandonarsi alle emozioni in certi casi è indispensabile alla felicità propria e altrui.

IL VALORE AGGIUNTO DI PICCOLO MONDO PERFETTO

Ancora una volta a caratterizzare l’opera di Wilson è la singolare forza di un messaggio capace di coniugare tradizione e modernità. Il bisogno di percepirsi e vedersi riconosciuti/amati come portatori di una irripetibile unicità, nella sua famiglia infinita cede in larga misura il posto alla capacità di sentirsi parti di una più solidale comunità affettiva, che supera le tradizionali accezioni di famiglia, coppia e genitori/figli. Il progetto, pur non tenendo in sufficiente considerazione le spinte possessive che caratterizzano la natura umana, contiene un prezioso suggerimento: quello secondo cui il vero affetto nasce dalla consuetudine dei rapporti, dalla reciproca capacità di ascolto e comprensione e dal saper costruire insieme una rete di vicendevole supporto, ben più che dalla consanguineità, concetto certamente non nuovo ma rivisitato da Wilson con una sensibilità e un’originalità fuori dal comune. Piccolo mondo perfetto di Kevin Wilson: l’insostituibile famiglia (im)perfetta nel tenero/irriverente sguardo “altro” di Kevin Wilson.

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