MARIANNA O DELLA MAGIA RACCONTO DI ALICE C. DELACOURT

Marianna guarda il reticolo nero che le scorre davanti, l’immensa pianura velata appena da un sole opaco. Tra qualche ora rivedrà Sandro, sua madre, gli altri. Annusa il cielo, strana pioggia gialla che si posa sul cuore, fuliggine che dall’aria intorno scivola nell’anima, come un dolore che affiora piano dall’intimità delle cose.

E la  mente corre attraverso i binari neri e i campi di terra bruciata, s’inerpica lungo sentieri di montagna per ridiscendere tra colline brulle colorate d’ autunno. La casa, il ritorno, la fuga del treno oltre la cortina di nebbia. L’odore acre d’incendi appena spenti, Sandro che le fa regali per il compleanno e l’onomastico, Vergemoli dal cuore di pietra e il ventre nero. Marta, Renata, Sonia e i loro mariti quarantenni vecchi dagli occhi spenti.

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LA VITA INVISIBILE DI EURIDICE GUSMÃO DI KARIM AÏNOUZ: UNA POTENTE STORIA DI SORELLANZA, SOLIDARIETÀ E INTIMA FORZA DELLA “INVISIBILITÀ” FEMMINILE

La vita invisibile di Euridice Gusmão di Karim Aïnouz, vincitore della sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2019, è un film liberamente ispirato al romanzo Euridice Gusmão che sognava la rivoluzione, opera prima di Martha Batalha, che ha riscosso un notevole successo internazionale ed è stata pubblicata in Italia nel 2016.

 Nel Brasile degli anni ’50, paese dalle tinte forti e dall’anima misogina, all’impietoso caldo del quale fa da contrappunto il gelo interiore di molti personaggi, si svolge la parabola umana delle sorelle Euridice e Guida Gusmão, seguite dalla prima giovinezza sino alla vecchiaia. Una storia resa più cruda e potente da una sanguigna quanto feroce sensualità, che narra di unioni oppressive e inconsolabili separazioni, devastanti “affetti” famigliari e sorellanza salvifica malgrado le distanze, rinunce e sogni più forti di qualunque catena.

Nel passaggio dalla scrittura alla settima arte la storia non perde nulla della sua dirompenza, grazie alle due superbe protagoniste – Carol Duarte e Julia Stockler, due attrici pressoché esordienti al cinema, rispettivamente nel ruolo di Euridice e in quello della sorella maggiore Guida, mentre la prima da anziana è interpretata da Fernanda Montenegro, attrice simbolo del cinema brasiliano – e ad un grande talento  registico. Un talento che, nel pieno rispetto delle origini letterarie del film,  sa calibrare in modo perfetto toni e tempi di un (melo)dramma senza tempo, parabola sulla femminilità ferita che in un crudele universo maschilista non  rinuncia a cercare  se stessa e, dopo aver toccato il fondo, riemerge dalle proprie stesse ceneri a suo modo più forte e più libera.

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L’ALTRA METÀ DI DIO DI GINEVRA BOMPIANI: UNO STUPEFACENTE VIAGGIO SINO ALLE ORIGINI DELLA NOSTRA CIVILTA’, PER SCOPRIRE UN ALTRO FEMMINILE.

L’altra metà di Dio, edito da Feltrinelli, è l’ultimo saggio di Ginevra Bompiani, grande signora  della letteratura e dell’editoria italiana, che nella sua lunga vita ha affiancato al lavoro di scrittrice, traduttrice, saggista e docente universitaria, quello di editrice, collaborando da giovane col padre Valentino, per il quale ideò e curò Il Pesanervi, la prima collana di letteratura fantastica italiana, ma soprattutto fondando nel 2002, insieme a Roberta Einaudi, la casa editrice Nottetempo. L’altra metà di Dio è un fantasmagorico viaggio in quel deposito vivo che è il nostro immaginario, dentro il magico silenzio acceso di suoni e colori della mitologia e le viscere delle sue storie, rivisitate con contagioso gusto della scoperta e primigenio stupore; tante piccole/grandi storie, pagina dopo pagina capaci di far affiorare in superficie i propri recessi segreti, rivelatori di un mondo sconosciuto, vasto, splendido e mite. Si tratta di un’opera semplice e al contempo complessa: semplice se la si approccia abbandonandosi al piacere del “folle volo” di dantesca memoria che ne è la trama pulsante, complessa nel caso se ne voglia cogliere appieno il significato profondo, che è in ultima analisi quello di aprire a una possibile rifondazione del nostro mondo divisivo, improntato alla violenza maschile e alla guerra dei sessi. È infatti ripercorrendo il passato sino alle origini della nostra civiltà e aprendoci alla possibilità che “un altro mondo sia già stato, che lo abbiamo dimenticato, che abbiamo letto male le nostre storie, che qualcuna di esse ce la possiamo raccontare di nuovo”, che possiamo rileggere il presente per scoprire un femminile che non abbiamo mai visto e cercare di costruire un futuro di ritrovata armonia, pacifico e reciprocamente accogliente per le donne e per gli uomini.

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IL BUS AZZURRO

BINARIO-PENTAGRAMMA

È un ricordo lontano, carico di nostalgia e riconoscenza, quello che mi lega al bus diretto dal colore azzurro un po’ sbiadito, della linea extraurbana La Spezia – Carrara. Enrica con dei crackers in mano ed io con una mela in borsa, determinate nella scelta comune di quella scuola lontana, ci incontravamo in piazza Chiodo, al capolinea, verso le sette, e salivamo sul “nostro” bus: vecchiotto, ma solido e rassicurante, per più di un’ora diventava la nostra casa; così, per tutto il viaggio, approfittando del vantaggio di arrivare per prime, ce ne stavamo sedute comode ai primi posti, accanto all’autista, un giorno l’una, un giorno l’altra vicino al finestrino, come in solotto, sul divano, davanti alla tivù. La  strada si snodava lenta, con tante fermate, una curva dopo l’altra; le prime volte ce ne stavamo assonnate e timorose, in silenzio, guardando fuori, col pensiero al calore delle nostre case, dalle grandi finestre affacciate sul monumento a Garibaldi, con le stanze profumate di latte e caffè, che lasciavamo così presto e a malincuore la mattina, per raggiungere una città  sconosciuta …

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LEZIONI DI DISEGNO DI ROBERTA MARASCO: UNA COINVOLGENTE PARABOLA SULL’INARRESTABILE FORZA SILENZIOSA DELLE DONNE.

Lezioni di disegno è l’ultimo romanzo pubblicato da Roberta Marasco, traduttrice e amatissima blogger (rosapercaso il blog femminista che parla d’amore) oltre che autrice di Le regole del tè e dell’amore e di opere meno recenti scritte con lo pseudonimo di Mara Roberti. “ Volevo scrivere un romanzo sulla Barcellona del ‘76.-. ha detto l’autrice in un’intervistaMi piaceva l’idea perché è l’anno del cambiamento (si tratta dell’anno successivo alla morte di Franco). Una vivida città agli albori dello smantellamento dei postumi della sanguinaria dittatura, ricostruita dall’autrice con rigore documentaristico. Una città colta nell’autenticità dei suoi piccoli negozi, della biancheria stesa ad asciugare sui balconi, dei vicoli “dove tutto diventa vagamente minaccioso e al tempo stesso irresistibilmente suggestivo”, ancora fascista e maschilista ma già ricca di fermenti libertari premonitori della democrazia prossima a venire.Trovavo che fosse lo sfondo perfetto per una storia d’amore.” – ha aggiunto Roberta Marasco. Storia d’amore fine a se stessa e al contempo espediente per “raccontare la condizione della donna”, atavicamente oppressa da maschi autoritari e incapace di credere che un’altra vita sia possibile,  perché troppo disabituata a pensare con la sua testa.

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SA REINA racconto di MARIA PALMIERI

L’estate è stagione di partenze, di ritorni, di viaggi, di incontri. Sotto un albero di ulivo ho avuto l’occasione di intrecciare visi e storie.

  Passeggio per un uliveto centenario, a Villamassargia, in Sardegna, un piccolo borgo con una piazza da Cent’anni di solitudine. Cerco una pianta in particolare, un ulivo grandissimo e antichissimo, sa reina, la regina.  Un gruppo di operai a lavoro per ripulire il terreno dalle erbacce mi indica la direzione e mi avvio. Gli ulivi esercitano un fascino strano su di me: sono gli alberi dell’infanzia, quelli del paesaggio che sento dentro e  che ha dato l’imprinting al mio sguardo sulla natura. Mi fanno sentire a casa. Raggiungo sa reina: è un albero maestoso, un perimetro di 16 metri, dice la mia guida; ha una chioma imponente, mi incute una sorta di reverenziale timore ( espressione che sa di antico, ma come risuona bene nella mia mente: è sano sentirsi intimoriti dalla grandezza che emana da quei rami). Mi siedo, penso che intorno a quel tronco e sotto a quei rami sono passate mille storie, mille volti. Come nel gioco delle libere associazioni di idee,  anche nella mia mente appaiono storie e volti e luoghi; prima in una sorta di giostra veloce, poi qualcuno si ferma, i contorni si fanno nitidi, l’ambiente si definisce.

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L’AMORE FINCHÉ RESTA DI GIULIO PERRONE: UN LUCIDO SGUARDO SUI RAPPORTI DI GENERE, L’AMORE E LE FRAGILITÀ DEGLI UOMINI DI OGGI.

L’amore finché resta, edito da Harper Collins, è l’ultimo romanzo di Giulio Perrone, editore e docente universitario romano oltre che scrittore. Intrigante e spassoso già a partire dalla copertina, il romanzo è un intenso viaggio all’interno delle fragilità e delle inquietudini dell’uomo d’oggi, con particolare riguardo alla complessità dei rapporti di genere, amorosi e famigliari. Con lo stile che gli è proprio, tra “leggerezza” malinconica e ironia a tratti esilarante, l’autore ci regala una storia di grande attualità, quella di Tommaso Leoni, psicoterapeuta di mezz’età che, improvvisamente costretto a rifondare la sua vita, al termine di un difficile processo di maturazione interiore riesce a trasformare le proprie sventure in bene per sé e gli altri, facendone lo strumento per imparare veramente ad amare.

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CORPI DI PASSAGGIO. GERARDO CONFORTI E IL CASO ASTARELLI: CONTINUA L’ESPLORAZIONE DI ANDREA CEDROLA DENTRO I PIÙ SCOTTANTI CASI DELLA CRONACA NERA ITALIANA

Corpi di passaggio. Gerardo Conforti e il caso Astarelli, edito da Fandango Libri e scritto da Andrea Cedrola, è un romanzo ispirato al caso Montesi, che agitò l’Italia del dopoguerra dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Wilma Montesi, figlia ventunenne di un falegname del Salario. Con la sua ultima opera Cedrola continua la sua avvincente esplorazione, cominciata coi due romanzi precedenti e supportata da accurate basi documentaristiche, all’interno dei più eclatanti casi di cronaca nera che hanno sconvolto l’Italia a partire dal dopoguerra, in cerca di “un altro lato della verità”.

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L’APPENNINO FERITO. VITE, VOLTI E STORIE, DI M. LOLLINI E D. CARPANO: IL TRIBUTO DI SANGUE PAGATO AL NAZIFASCISMO DALLE POPOLAZIONI DELLA LINEA GOTICA

L’APPENNINO FERITO. VITE, VOLTI E STORIE, scritto da Margherita Lollini con una prosa dalla genuina grazia intrisa di poesia, e illustrato dagli struggenti acquarelli di Daniela Carpano, è il secondo volume della collana edita da Fernandel Quaderni dell’appennino. Si tratta di una raccolta di 9 racconti che ricostruiscono altrettante piccole/grandi storie tra tutte quelle di cui è intessuta la Storia, nello specifico quella che nel secolo scorso ha interessato la dorsale dell’Appennino che solca l’Italia da Massa a Rimini, nota come Linea Gotica, teatro di atrocità e sanguinosi scontri tra nazifascisti, forze alleate e partigiani.

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L’ANNO NUOVO DI JULI ZEH: UNA TRASCINANTE PARABOLA SULLA CRISI DELL’UOMO MODERNO

L’anno nuovo, tradotto da Madeira Giacci e pubblicato in Italia da Fazi, è l’ultimo romanzo della quarantaquattrenne tedesca Juli Zeh, giurista che ha già al suo attivo  una decina di romanzi tradotti in 35 lingue. La pluripremiata autrice (di recente ha vinto uno dei più prestigiosi premi tedeschi, l’Heinrich-Böll, con questa motivazione: «Juli Zeh rientra a pieno titolo tra i migliori autori tedeschi contemporanei. Nei suoi scritti ci si muove tra letteratura e politica, tra poesia e realtà.»), ha esordito a 31 anni con un’opera divenuta un caso letterario, Aquile e angeli, dopodiché ha continuato a godere di un vastissimo consenso di critica e pubblico.

Con L’anno nuovo la Zeh mostra ancora una volta la sua predilezione per le storie psicologiche ad alta tensione, i cui protagonisti faticano ad adeguarsi ai cambiamenti e sono in apparenza tesi all’autodistruzione, ma sanno autorigenerarsi attraverso un doloroso processo di trasformazione.

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